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Corriere Della Sera

I quattro assi del vino. Guida ai bere d estate ... Bianchi, rossi, spumanti le etichette (a basso costo) scelte dagli esperti ... Ora che sono finite le estati cafone, dello champagne ostentato nei mille billionaire d’Italia, delle abbuffate a base di carne di Kobe e incompresi Supertuscan, delle false atmosfere gaudenti in cantine esibite come villone e mega yacht, ora si può puntare su vini che costano davvero quello che valgono, che raccontano una terra e non un investimento. Torna in mente “Best of my love”, una ballata dei californiani Eagles che hanno descritto un’era di altri eccessi, quelli onirici degli anni Settanta: “Belle facce e posti rumorosi e vuoti, guarda in che modo viviamo, sprecando il nostro tempo in chiacchiere e vino da quattro soldi”. Per non sprecare tempo, palato e chiacchiere, conviene affidarsi a quattro esperti che descrivono i loro vini italiani dell’estate 2012, bianchi, rossi e spumanti dai io ai 30 euro (con una sola eccezione). Come l’americano Antonio Galloni, successore designato di Robert Parker, l’imperatore della critica enologica mondiale. “Ci sono molti methode Champenoise più “importanti” e cari in Italia - spiega Galloni - però quando devo scegliere cosa bere a casa, spesso vado sulla Gran Cuvée di Bellavista, che apprezzo per freschezza e costanza nel tempo”. Un bianco? “Manni Nissing Kerner, grande altoatesino, pieno di note floreali e minerali. Esprime l’anima della Valle Isarco. Oppure il Sartarelli Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico: quest’azienda storica marchigiana ha vini più importanti, ma scelgo quasi sempre il Verdicchio base per sapidità e piacevolezza”. E un rosso? “Per l’estate, mi piace spesso bere un Chianti Classico, come quello di Isole e Olena (ma qualsiasi Sangiovese poco legnoso va bene), servito leggermente fresco, cioè a temperatura di cantina (13-16 gradi) per esaltare l’acidità. Se voglio un bicchiere più importante, vado sul Passopisciaro, principalmente Nerello Mascalese assemblato dei vari vigneti storici di quest’azienda, punto di riferimento sull’Etna. Il Passopisciaro è l’essenza che caratterizza l’enologia siciliana: l’aristocrazia contadina”.
Luca Gardini, il sommelier romagnolo campione del mondo, consiglia brindisi estivi con il Prosecco San Fermo di Bellenda, una azienda di Conegliano, nel cuore della dogc del vino facile e fruttato che ha conquistato anche gli Stati Uniti, e poi con una star piemontese del Barolo e con una delle avanguardie siciliane. “Il San Fermo 2011 ha profumi di kiwi e litchi, con lievi sfumature di lavanda e un perlage fine e delicato - elenca Gardini -. Il bianco Grillo Sicilia Igt 2011 di Feudo Maccari colpisce invece per le note agrumate di pompelmo rosa, i tocchi iodati e ricordi di finocchietto selvatico. Conquista il palato con la forte sapidità e la piacevole beva. Infine il Dolcetto d’Alba Doc Bricco 2010 dell’azienda Mascarello Giuseppe e Figlio ha richiami di ciliege e piccoli fiori rossi, l’evoluzione nel bicchiere offre sfumature minerali e mentolate. Al gusto è morbido e dotato di una piacevole vena acida che gli conferisce bevibilità”. Anche Aland Tardi, giornalista ed esperto di vini piemontesi (gestisce la cantina comunale di Castiglione Falletto e sulla sua vita in Piemonte ha scritto il libro Romancing the vine) punta su un Prosecco (sul quale, nel gennaio scorso, ha firmato un documentato articolo per il New York Times). “Penso al Vecchie Viti di Ruggeri o al Sotto Rive Frizzante di Malibran. Ma d’estate amo soprattutto i vini liguri che porta- noi profumi di basilico, fiori e sale. Come il Pigato di Albenga di Laura Aschero (Pontadassio). Un profumo ristretto ma intenso di fiori bianchi passiti, vernice e pietra. Netto, equilibrato e molto elegante. Per il Rosso, il Rossese di Dolceacqua di Dringenberg. Colore rossodi ciliegie con una bella trasparenza. Profumo intrigante di petali di rosa, fragola di bosco e pepe nero”. Un Metodo classico? “Sono un fan dell’Abissi di Bisson (Piero Lugano, Chiavari). E a base di vermentino e bianchetta genovese; la seconda fermentazione avviene in bottiglia 6o metri sotto l’acqua del Baia degli Inglesi nel Golfo dei Poeti. Questo ambiente della spumantizzazione è una strana ma vera estensione del concetto di terroir. Mineralità, una buona acidità e un tocco di salmastro, il tutto arrotondato della lunga maturazione (14 mesi) sotto la pressione dell’acqua. Delicato ed elegante. Per ovvi motivi, il prezzo (34 euro) è un po’ alto”. Un Moscato d’Asti è la scelta che la critica del vino Jancis Robinson ha suggerito per l’estate ai suoi lettori del Financial Times. Ha indicato quello di Elio Perron, solo 5 gradi. E un rosso: il Chianti Classico Fèlsina Berardenga 2008 (“Sontuoso, portami subito in quella trattoria fiorentina. Grande vitalità, tipicità ed equilibrio”).

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