02-Planeta_manchette_175x100
Allegrini 2018

Corriere Della Sera

Streghe, cantine e lepre in civet. La Barolo “night” ... Nella terra dei vini e dei tartufi, tra misteri e sapori Oggi la cena-degustazione nel borgo di La Morra ... L’appuntamento è in piazza Castello: questa è la notte del Barolo, la “Barolo Night” a La Morra, una cena-degustazione itinerante attraverso angoli storici e cantine, concerti e gigantografie dei produttori cli vino e operatori del territorio che hanno aderito al progetto “La Morra ci mette la faccia” (immagini realizzate da Sarah Scaparone e Thorsten Stobbe). La Morra, come tanti altri borghi d’Italia, sorge su una collina e, ai tempi della sua fondazione tra il XII e il XIll secolo, venne circondata da mura protettive. Il nome deriva da Loci Murrae, recinto di pecore; i benedettini dell’Annunziata (vi si fermò anche San Francesco) pascolavano le loro greggi in questi terreni. Ma ora queste sono le Langhe del Barolo, una piccola striscia di terra nel Piemonte del Sud. Il termine Langa, infatti, potrebbe derivare da lingua (di terra). Queste sono contrade di castelli e storie. Malinconico e isolato, sulla strada del paese di Barolo, sorge il Castello della Volti Nel 1307 il crollo del pavimento del salone fece una strage. Un evento che rimanderebbe a una terribile maledizione. E, questa, una terra di misteri, a cominciare da quello che avvolge le “Masche”, figure caratteristiche del folklore contadino, vecchie fattucchiere abili nei travestimenti e terribili nei sortilegi. Non mancano spiriti, fantasmi, e tesori perduti, come quel carico di lingotti d’oro, opera di Belzebù in persona, che dimorerebbe nel “Bricco del Diavolo” (località tra La Morra e Cherasco). Ma il vero tesoro delle Langhe sono i frutti della terra, a cominciare dal Barolo, uno dei vini migliori del mondo, longevo, di grande struttura. Il vitigno da cui proviene è il Nebbiolo e a questo punto mi abbevero (oltre che dal calice) anche dall’Ampelografia universale storica illustrata” a cura di Anna Schneider, Giusi Mainardi e Stefano Raimondi (L’Artistica Editrice, 420 euro) un’opera monumentale, da collezionisti o appassionati. Bellissima, accanto alla puntuale descrizione e classificazione (l’ampelografia, appunto; anche in inglese) delle diverse qualità dei vitigni, è illustrata dalla riproduzione di splendide cromolitografie che li raffigurano. Un libro che approfondisce la grande cultura del vino. E per comprendere un popolo non c’è niente di meglio divino e cibo. Questa è terra di scambio, di ingredienti che arrivavano dalla Valle d’Aosta e dalla Liguria: con il vino si ottenevano olio, sale, acciughe e fontina, poi trasformati nella Bagna caoda e nella Fonduta. Qui c’è il tartufo bianco d’Alba, oggetto della ricerca del Trifolau, uomo della notte, cavaliere solitario che con il suo cane insegue le pepite d’oro bianco. E poi vitello tonnato, lingua in salsa, acciughe al verde, gli agnolotti del plin, risotto e brasato al barolo, la finanziera, il fritto misto, la lepre in civet, il fagiano in salmì, la torta di nocciole, le pesche ripiene, il bonet, la panna cotta, il timballo di pere Martine. Barolo a tutto pasto e, alla fine, un calice di Barolo Chinato. E la digestione è assicurata.

Copyright © 2000/2018


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2018

Pubblicato su

Altri articoli