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Corriere Della Sera

La prima vendemmia “biologica” garantita dall’Europa ... Nuove regole internazionali stabiliscono i parametri per i vini. Disputa tra produttori dei Paesi del Nord e del Sud sui solfiti: italiani virtuosi ... “Sciatara e matara! Tuono dell’aria, e vino solforoso” esclama preoccupata comare Zuppidda nei Malavoglia di Verga. Perché non c’è flagello peggiore mandato dal diavolo in campagna del maltempo e degli errori in cantina che rovinano un annodi lavoro. L’anidride solforosa, antisettico e antiossidante, si usa da secoli nel vino, molto prima degli ottocenteschi Malavoglia. Talvolta con dosi eccessive, provocando, soprattutto ai bevitori di bianchi, mal di testa e di pancia, talvolta allergie. Da qualche anno si parla sempre più divino naturale, biologico, biodinamico. La confusione legislativa era pari a quella delle definizioni. Così ci ha pensato l’Europa ad approvare un regolamento che stabilisca quale sia il vino biologico (prima si potevano certificare solo le uve e non il vino). L’Italia ha recepito per prima questa legge, approvata in febbraio ed entrata in vigore il primo agosto. Consentirà di portare nelle enoteche e nei supermercati etichette certificate bio. Quella in corso in queste settimane è quindi la prima vendemmia all’insegna del biologico, e non riguarda solo i52 mila ettari dei vignaioli verdi. Riguarda tutti i produttori, comprese le aziende più grandi che devono adeguare l’offerta di nuove bottiglie alle richieste di un mercato sempre più orientato a scelte di consapevole allontanamento dalla chimica. Poteva essere, questa norma, una grande occasione, attesa peraltro da 20 anni. Invece le pressioni dei tedeschi (l’agricoltura spesso replica gli schieramenti della grande politica) hanno fatto scattare la sindrome del gattopardo di Tomasi di Lampedusa: cambiare tutto per non cambiare niente. Il tema controverso è stato proprio quello dell’anidride solforosa. I tedeschi hanno chiesto e ottenuto di tenere alti i livelli di solforosa, perché ne hanno bisogno al contrario dei produttori del Sud dell’Europa che possono contare sull’aiuto del clima. L’accordo raggiunto è questo: è possibile aggiungere solforosa fino a 150 milligrammi per litro nei vini bianchi, 100 nei vini rossi li paradosso è che molti produttori italiani sono già ad un livello molto inferiore. Quindi a chi serve questa legge? Una soluzione andava comunque trovata - spiega Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Federdoc e produttore in Franciacorta - ma questo è stato un compromesso al ribasso. La sensibilità di molte cantine e noi enologi verso i consumatori è aumentata anche sviluppando nuove tecniche che consentono di abbattere i livelli di solforosa e avere comunque vini stabili e duraturi. Quest’anno ho
vinto l’Oscar per il miglior spumante italiano, un millesimo del 2004, con 75 milligrammi di solforosa totale, la metà di quello che prevede la nuova norma”. Produttori italiani super-bio, stando ai parametri europei? “Il problema cli norme come questa è che devono accontentare un po’ tutti - argomenta Luca D’Attoma, uno dei più noti winemaker in Italia, produttore biodinamico in Toscana - vorrà dire che i bravi vignaioli, spiegheranno ai consumatori che i loro vini contengono fino all’80 per cento in meno di solfiti di quello dei colleghi del Nord Europa”. Italia, Francia e Spagna, ha annunciato Cristina Micheloni, vice presidente dell’associazione italiana agricoltura biologica (Aiab) al Sole ore, chiederanno ora un nuovo giro di vite sull’uso dei solfiti. Perché, come scriveva Verga, “chi paga il vino vuole berselo in santa pace”.

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