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Corriere Della Sera

L’Amarone corre. Troppo? ... Nel 2012, 17 milioni di bottiglie. Ecco gli emergenti ... Corre l’Amarone, corre. Così forte da sembrare un campione dopato. La stima per il 2012 è di 17 milioni di bottiglie prodotte, quasi il triplo rispetto al 2000, il 1.140% in più rispetto al 1997, in cui si contavano un milione e mezzo di bottiglie. Il mare delle vigne copre 7.000 ettari, entro l’anno prossimo se ne aggiungeranno altri (erano poco più di 5.000 una dozzina d’anni fa). Un giro d’affari di 320 milioni di euro l’anno, calcola il Consorzio della Valpolicella, che conta 3.000 soci, tra minuscole cantine, super cooperative come quelle di Negrar e Soave e mega aziende. Nove bottiglie su io vengono esportate. La terra vale oro, mezzo milione di euro per un ettaro, che dà una rendita annua fino a 20 mila euro, una delle più alte al mondo. Sono questi i numeri che saranno presentati sabato prossimo ad Anteprima Amarone 2009, l’evento giunto al decimo anno, al Palazzo della Gran Guardia di Verona. Il coronamento di un decennio dorato. Quando si parla del più celebre vino italiano ottenuto da uve Corvina, Corvinone, Rondinella, Molinara con la tecnica dell’appassimento, l’accostamento letterario consueto è alle bevute di Emest Hemingway, che ordinava fiaschi di Valpolicella all’hotel Gritti di Venezia Più che Hemingway, per capire come la locomotiva Amarone abbia cambiato uomini e paesaggio della Valpolicella, andrebbe invece riletto Dino Coltro, l’autore di “Lunario veneto”. Siamo nel 1987, così descrive il Veronese:

Ora quei contadini godono, grazie all’Amarone, di una “democratica ricchezza”, secondo la definizione di Emilio Pedron, ex presidente del Consorzio. Alcuni, con più arguzia che fatica, sono saliti sul carro dell’imbattibile Amarone, sacrificando talvolta la qualità e abbassando i prezzi. “Siamo riusciti a fermare la corsa all’oro e a imporre dal 2010 una riduzione della produzione. L’effetto si vedrà nel tempo” spiega Christian Marchesini, il presidente del Consorzio. “Sabato le aziende presenteranno un’annata molto buona Siamo per una nuova etica La crescita non compromette la qualità, piuttosto il successo ha causato molti tentativi di frode nel mondo”. La direttrice del Consorzio è Olga Bussinello, unica donna del vino italiano al vertice inquesto ruolo. Ha anni, ed è convinta che ci sia una nuova classe emergente cli vignaioli suoi coetanei che punta a una tradizione rinnovata con un vino secco, di carattere, bevibile. E non troppo potente e dolce come piace al palato americano. Uno di questi nuovi vignaioli è Marco Speri. L’azienda si chiama Secondo Marco, 40 mila bottiglie l’anno. È figlio di uno dei fondatori della storica Speri Viticoltori. “Il nuovo Amarone? Il mio è un ritorno al passato”, spiega “Stile classico, botti grandi, tecniche moderne e tempi lunghi per vini austeri, che non segnano la moda del morbidone”. Stessa scelta di Marco Sartori dell’azienda Roccolo Grassi. Nello stesso gruppo ci sono Alessandro e Nicola Castellani, con il padre Pietro, di Ca’ La Bionda; Stefano Campedelli di Marion; Nicola Bonuzzi della Formica; Pierpaolo e Stefano Antolii; l’ex tuta blu Ettore con Filippo Finetto di Fattoria Garbole; un trio di fratelli più avanti con gli anni, Carlo, Angelo e Ornello Ferragù e i 7 fratelli e cugini Morini della Latium. Una delle icone dell’Amarone è Romano Dal Forno, il più noto al mondo con il compianto Bepi Quintarelli. Anche lui parla di un nuovo periodo dopo gli anni del successo “in cui c’è chi ha fatto tutto e di più”. “C’è lo sforzo per ottenere maggiore longevità dell’Amarone, oltre l’effimero”. Il disciplinare impone due anni di affinamento, ma alcuni produttori raddoppiano o triplicano questo tempo. Come fa Dal Forno, che produce 12 mila bottiglie. “Non è vero che c’è troppo Amarone - sostiene -. Quello che mi preoccupa è che alcuni si siano lanciati nell’affare Amarone con prezzi bassi (non dovrebbe essere venduto sotto i 45-50 euro) e puntando a un vino popolare, intaccandone l’immagine”. Lo pensano anche le 12 Famiglie dell’Amarone d’arte che, con Bertani e Bolla, sono parte rilevante della storia di questo vino. Il gruppo, che non partecipa ad Anteprima Amarone, è formato da Allegrini, Begali, Brigaldara, Masi, Musella, Nicolis, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Venturini, Zenato. Lo guida Sandro Boscaini, presidente di Masi. L’unione di nuovi e storici custodi della tradizione potrà forse far cambiare la rotta. Anche se la domanda di Amarone nel mondo continuerà a crescere. Eppure questo vino era così poco di moda fino a due decenni fa che Hollywood decise di sostituirlo con un Chianti nel “Silenzio degli innocenti”. Nel romanzo di Thomas Harris da cui è tratto il film, invece, Hannibal Lecter racconta di aver abbinato il fegato di un addetto al censimento a un buon Amarone. Ma il decennio d’oro era ancora lontano.


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