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Corriere Della Sera

La scommessa di Benetton Jr parte dl bastione medievale ... L’acquisto della cantina Farnese, che ha sede nell’antica dimora dei Caldora, a Ortona. “Puntare a Cina, Stati Uniti e Sud America con vini di fascia alta” ... La cantina del padre, Lu. ciano, è a pochi passi dalla grande fabbrica robotizzata, cuore della Benetton, a Castrette, in provincia di Treviso. La cantina del figlio, Alessandro, il nuovo capo dell’impero nato da una piccola macchina che tingeva i pullover, è in un castello ad Ortona, in provincia di Chieti, in Abruzzo. Era la dimora dei Caldora, potente famiglia feudale, ora è la sede della Farnese vini. Quello di Benetton junior non è il frutto di un sogno agreste. E il piano di un imprenditore che punta in cinque anni a raddoppiare il fatturato della cantina appena acquistata, ora a quota 50 milioni di incassi l’anno. “Siamo entusiasti di affiancare Valentino Sciotti e Filippo Baccalaro (due dei vignaioli tra i fondatori della Farnese, ndr) nel percorso di sviluppo internazionale del gruppo che rappresenta, per l’unicità del suo business model, un Ca- sodi successo unico nel settore vinicolo italiano”, dice Alessandro Benetton.
Farnese Vini è leader nel Centro-Sud e porta più del o percento delle sue bottiglie al- l’estero. I punti di forza sono l’Opi, un Montelpulciano d’Abruzzo pluripremiato e l’Edizione Cinque autoctoni, Montepulciano, Primitivo, Sangiovese, Negroamaro e Malvasia Rossa nato da una idea del critico inglese Hugh Johnson. E poi Trebbiano, Pecorino, Sangiovese e altro ancora. Benetton junior ha concluso l’affare la scorsa settimana con 21 investimenti, “rilevando le quote dei soci non operativi in azienda”. “Farnese è già cresciuta molto, una media del io per cento annuo negli Ultimi tre anni”, spiegano a Treviso, dove ha sede la società fondata e guidata da Alessandro Benetton. “Ora - spiega il managing partner Marco Monis - l’azienda è radicata in Abruzzo e Puglia e si concentra all’estero soprattutto in Germania, Svizzera, Canada e Giappone. Punteremo ad allargare la distribuzione dove già si è presenti e a conquistare nuovi mercati, Stati Uniti, Sud America, Cina e Indonesia”. E i vini? L’idea è di creare altre etichette di fascia alta come l’Opi.
L’azienda ha pochi ettari di proprietà (25) ma può contare sulle uve dei contadini che possiedono 400 ettari nel Cene nel Sud d’Italia. A loro è stata garantita una rendita fissa in cambio del rispetto di un disciplinare di qualità. Così vengono prodotte più di ii milioni di bottiglie, di 15 tipi di vini diversi. Tra i fondatori nel 1994, oltre a Sciotti e Baccalaro, c’era Camillo De Iuliis, che fu il presidente: è morto nell’estate scorsa e ora gli eredi hanno venduto a Benetton.
“Per il gruppo - sostiene Sciotti - 21 Investimenti è il miglior partner possibile per accelerare il percorso di crescita internazionale che abbiamo intrapreso negli ultimi anni. Ci permetterà di cogliere le migliori opportunità commerciali sui mercati”.

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