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Corriere Della Sera

Luce, la sostenibile leggerezza (venti vendemmie dopo) ... In un vino che nasce dal connubio tra un casato medievale e un self made man amencano prevale il peso o la leggerezza? Il fardello della tradizione o la levità del nuovo? Eccoci davanti a quattro annate di Luce, con il marchese Lamberto Frescobaldi, nella tenuta di Montalcino. Sul tavolo ricoperto da un drappo verde ci sono le bottiglie dal 2006 al 2009, davanti al camino. L’ocra delle pareti e di un grande dipinto con la mappa della tenuta si riflette sugli argenti. Viene in mente l’inizio delle “Lezioni americane” di Italo Calvino su se stesso scrittore e sul valore della leggerezza: “Ho cercato di togliere peso ora alle figure umane, ora ai corpi celesti, ora alle città; soprattutto ho cercato di togliere peso alla struttura del racconto e del linguaggio”. Luce ha vent’anni, è quindi tempo di bilanci. Nasce dall’accordo di Vittorio Frescobaldi con Robert Mondavi, un grande industriale del vino, californiano, figlio di emigrati marchigiani. Leonardo Frescobaldi, fratello di Vittorio, rivide in quel periodo il sole disegnato dal Brunelleschi per l’altare maggiore della chiesa del Santo Spirito, alla fine del Quindicesimo secolo. Una chiesa che venne costruita su un terreno regalato dalla famiglia Frescobaldi. Quel sole ramificato con dodici fiamme venne scelto come simbolo del nuovo vino del patto italo-americano. Mancava il nome. I Frescobaldi lanciarono la sfida: “Americani, fate voi”. “La moglie di Bob Mondavi, la svizzera Margrit Biever, era in auto nella tenuta - ricorda Lamberto Frescobaldi -. La loro famiglia allora era potente, centinaia e centinaia di ettari di viti. Ma la signora non pensò di ingaggiare un creativo per trovare il nome. Il cielo venne bucato da un raggio di sole: “Luce”, esclamò lei Così è nata l’etichetta del vino che ora vendiamo in 75 Paesi”. Il marchese Lamberto esce, mostra le vigne, controlla e tocca i tralci E racconta: “Si è cominciato a piantare vigne qui negli anni Settanta. C’erano i trattori Holder tra i filari, guidati come Porsche. La ti- cerca della massima qualità è iniziata negli anni Novanta. Nelle terre più alte, ricche cli galestro, matura il Sangiovese; più sotto, nei campi argillosi, il Merlot (ore le vigne occupano 55 ettari in una tenuta di 192). Con orgoglio e passione, abbiamo accoppiato il Sangiovese e il Merlot, talvolta in percentuali diverse, dipende dalle annate. Non per fare un vino dal gusto internazionale, ma per unire eleganza e struttura. Il legno usato per l’invecchiamento in Luce non mostra stupidi muscoli. Sono convinto che se qualcuno vuole sentire il gusto di vaniglia Bel bicchiere, meglio che acquisti un buon gelato. Luce è un Supertuscan o un baby Supertuscan? Non c’è bisogno di catalogare: è un superbuono”.
Lamberto Frescobaldi, camicia candida a quadretti, si occupa di Luce dall’inizio della joint venture coni Mondavi. Dieci anni dopo i californiani hanno lasciato, vendendo alla famiglia fiorentina le loro quote. Ora Lamberto è il presidente delle Tenute di Castelgiocondo e Luce della Vite, in cui si produce anche Brunello. La storia dell’annata del ventennale di Luce è in un diario visibile su Internet, che raccoglie foto e video della vendemmia e racconta il percorso del vino verso le bottiglie intervallato dalla cronaca di quello che accade oltre la cantina. Dalle medaglie italiane alle Olimpiadi all’anniversario di Occupy Wall Street. Sul tavolo della casa di campagna che si raggiunge dopo un lungo percorso sterrato tra le vigne, ci sono le bottiglie da degustare. Le quattro annate raccontano l’evoluzione e la sperimentazione di Luce. Nell’annata 2006 profumi di fruttosi avvertono più decisi, forse perché quell’anno l’affinamento nelle barriques venne accorciato di 6 mesi. Armonici il 2007 e il 2008, più austero il 2009. Non c’è potenza eccessiva. Prevale la leggerezza considerata, come insegnava Calvino “un valore anziché un difetto, Una leggerezza pensosa che può far apparire la frivolezza come pesante e opaca”.

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