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Corriere Della Sera

Quei piccoli del Gallo nero con il Dragone in cantina ... Otto ettari nel Chianti acquistati da un imprenditore orientale. Opportunità o resa? ... Cosa c’è dietro la notizia dell’arrivo dei cinesi nelle nostre cantine? Una metafora dell’Italia, un Paese che dimentica la terra e i suoi custodi, e sembra far tutto il possibile per cancellare contadini e vignaioli (anche con imposte come l’Imu che arriva a 500 euro l’anno per un ettaro di frutteto). Siamo nel Chianti, una delle zone con più storia per il vino italiano. Siamo tra le vigne di Casa Nova di Sandra Taccetti. Alleva viti di Sangiovese e produce Chianti nella zona del Gallo nero. La storia sarebbe simile se producesse sedie in Friuli o tessuti nel Pratese.
Taccetti ha alle spalle una generazione nella tenuta, i genitori le hanno lasciato l’azienda. Ma ora fatica.
“Gli ultimi anni sono stati terribili, la crisi ha fatto abbassare di un terzo il prezzo del nostro vino”, racconta al Corriere Fiorentino. “Non era più possibile continuare e anche tre nostri vicini vogliono vendere l’azienda. La situazione è tragica”.
Non può contare sullo scudo di una etichetta che finisce nelle guide: è una piccola imprenditrice con otto ettari di vigna e un agriturismo a Greve in Chianti. “Abbiamo venduto”, rispondono con amarezza da Casa Nova. Anche se non ci sono conferme, l’acquirente sarebbe un imprenditore di Hong Kong, con interessi nella farmaceutica in Canada, pronto a investire anche in Francia dopo lo sbarco in Italia. Per il sindaco di Greve in Chianti Alberto Bencistà l’arrivo di capitali dall’Oriente è positivo:
“È dall’Ottocento che il Chianti accoglie investitori stranieri - dice - abbiamo tutte le nazionalità europee, per la prima volta avremo anche un proprietario dall’Oriente, questi arrivi si traducono in ricchezza e rinascita per il territorio come è accaduto negli anni Sessanta con il tramonto della mezzadria”.
I cinque dipendenti dell’azienda chiantigiana resteranno al loro posto, il nuovo proprietario si avvarrà di professionalità locali per gestire la cantina. “C’è ancora una speranza di ripresa finché viene manifestato interesse per il territorio”, ha affermato Taccetti. Ma anche con questo sforzo di apparire ottimista, l’imprenditrice chiantigiana sembra la protagonista di una sconfitta. Sembra il personaggio dell’ultimo libro di Edoardo Nesi (Le nostre vite senza ieri, Bompiani), l’ex industriale che ha vinto lo Strega raccontando il declino della sua Prato.
“Sarà anche colpa nostra che non abbiamo capito nulla - scrive Nesi -, come ci ripetono i professori d’economia, ma bisogna avere il cuore di un leone per resistere all’incubo che ci vede dimenticati dalla storia in marcia, relitti di un piccolo mondo antico spazzato via da cinesi, indiani, vietnamiti e indonesiani”.
Basta volgere lo sguardo verso la Francia per capire cosa potrebbe presto accadere anche qui. Nella zona di Bordeaux, ha calcolato un giornale locale, sono ormai una cinquantina le aziende del vino passate in mano asiatica. Due giorni fa il sito della rivista inglese Decanter ha dato notizia della vendita imminente di Chateau Loudenne, storica cantina della famiglia Lafragette che sta per passare alla società cinese Moutai che l’anno scorso ha già acquistato Chateau Dallau a Fronsac. Anche in Borgogna sono arrivati investitori orientali, accolti da qualche protesta. Quando, l’estate scorsa, è passata di mano Chateau de Gevrey Chambertin, l’affare si è trasformato in un caso politico. Ad acquistare era Louis Ng, capo di Hotel Empire Casinò, della holding Sjm e grande collezionista di Macao, con una cantina che contende a quella che possedeva l’industriale di Hong Kong Henry Tang il primato di bottiglie preziose in Asia (Tang ha venduto le sue bottiglie all’asta quando è sceso i politica incassando 5 milioni di euro). Quando si è saputo che aveva strapagato l’azienda in Borgogna, è stato accusato di distruggere il patrimonio francese, alterando il sistema di compravendita dei terreni. Jean-Michel Guillon, presidente del gruppo di produttori per Gevrey-Chambertin gli ha chiesto:
“Come si sentirebbe se un francese acquistasse 50 metri di Grande Muraglia?”. E Florian Philippot, vicepresidente del Fronte nazionale, ha chiesto al governo di intervenire per “preservare il tesoro nazionale”.
Perché tanto interesse? Perché la Cina è diventata il quinto Paese al mondo per consumo di vino. E dopo un paio di decenni in cui il vino è stato soprattutto uno status symbol da nuovi ricchi, ora l’educazione al bere sta crescendo. Il mercato cinese è dominato dai grandi vini francesi, ed è per questo che lo sbarco orientale nelle terre di Bordeaux è stato così forte. Presto però si apriranno spazi maggiori per i vini da altre parti del mondo, Italia compresa. La previsione è che nel 2015 si berranno in Cina due miliardi e 600 milioni di bottiglie. Per questo imprenditori cinesi acquistano cantine in Francia. E ora anche in Italia.


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