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Corriere Della Sera

Quella casa sull’albero nella Bordeaux italiana ... Marcello Fratini con il fratello tra i vigneti della doc Bolgheri ... Poteva scegliere una stanza del Four Season di Firenze, l’albergo che ha appena venduto allo sceicco del Quatar. Oppure poteva sistemarsi nella villa settecentesca della Tenuta Argentiera, mille ettari verdi tra il Tirreno e le colline di Bolgheri. Invece Marcello Fratini ha issato poltrone rosse e foto di famiglia su un pino. Un grande albero un po’ storto che è diventato il suo buen ritiro, sogno fanciullesco trasformato in alloggio lontano da tutti. Pareti formate da tronchi di legno, sulle assi del pavimento una pelle d’orso con la macabra testa dell’animale, trofei di caccia, ranghi di corna di cervo, usate anche per appendere cappelli. Tutto fotografato da Costantino Ruspoli (sì, dei Ruspoli famiglia della nobiltà nera di Roma) in un libro a tiratura limitata con copertina scamosciata. Un volume celebrativo per immagini (149), a 14 anni dall’apertura di Tenuta Argentiera. Un volumone (pesa 2,2 chili) che parla di terra e di chi la lavora, di viti e vino (i testi sono di Cesare Cunaccia). E che racconta più di un saggio come sia cambiato questa parte di Maremma. Dove prima c’erano le distese di grano, i campi di prova dei trattori Fiat e le stalle del geniale ortopedico Scaglietti, ora ci sono 75 preziosi ettari nella doc Boigheri, con basse viti coltivate alle francese, di uve francesi, Cabernet Franc e Sauvignon, Merlot, Petit Verdot e Syrah. “Un mare verde - lo descrive Ruspoli - sul quale i vendemmiatori con i canestri rossi sembrano planare come surfisti”. Il fotografo è rimasto un anno nella Tenuta, per raccontare l’alternarsi di colori e ritmi di lavoro. Tra i 40 dipendenti (700 quelli coinvolti nell’indotto) gli operai sono soprattutto marocchini e senegalesi. Nel club degli imprenditori del vino di Bolgheri, i fratelli Corrado e Marcello Fratini (Gruppo Fingen, settore tessile e immobiliare) hanno conquistato l’area più alta, 200 metri, dalla quale si vedono l’isola d’Elba e Capraia Profumi di mirto e ginepro, dal mare arriva lo scirocco e porta. particelle di sale che rendono sapidi i vini di Tenuta Argentiera. Prato all’inglese attorno alla cantina, cinghiali e cervi non lontano da Villa Serristori, nel cuore della Tenuta, che si pensa di trasformare in un resort a 5 stelle. Anche parti del bosco sono irrigate (eredità di un grande sistema anti incendio di Scaglietti). Mille barriques nella tinaia, rose in testa ai filari. Investimenti, grandeur e marketing. Gli ettari di vigneto sono 75. “Sono passati 14 anni da quando siamo arrivati qui”, ricorda Federico Zileri Dal Verme, direttore di Tenuta Argentiera e presidente del Consorzio di Bolgheri. “Il vitigno più presente è il Cabernet Sauvignon, poi Merlot, Cabernet Frane e in piccola parte Syrah e Petit Verdot. Niente Sangiovese, l’uva del Brunello e del Chianti. In questa zona di Toscana non ci sono le condizioni: nei 1.250 ettari vitati di Bolgheri solo il 2% Sangiovese. In questa Bordeaux italiana noi siamo la quinta azienda per estensione”. “La differenza rispetto a Bordeaux è la vicinanza del mare; qui è più facile portare a maturazione le uve, più difficile mantenere la freschezza dei vini. Oggi. vediamo i risultati del lavoro decennale che è stato fatto qui”, spiega Stéphane Derenoncourt, il globetrotter delle consulenze con base a Bordeaux che collabora anche con Argentiera. Ogni anno si produce mezzo milione di bottiglie. Sette su dieci vengono vendute all’estero, soprattutto in Svizzera e nel Quebec. Il vino più noto è l’Argentiera, un Boigheri superiore, classico uvaggio bordolese con una buona tenuta negli anni. Quello che nasce dai terreni più sabbiosi verso il mare è il Poggio ai ginepri. Poi ci sono il Villa Donoratico, più fresco, e l’ultimo nato, un singolare Merlot in purezza, il Giorgio Bartholomaus, dedicato al nipotino dei Fratini. Altre etichette per altri nipoti sono in arrivo: Opheiah Maria, Lavinia Maria e Massimo Flavio. La cantina è imponente, 1000 metri quadrati soprattutto sotto terra, “per non alterare il paesaggio”, illustra il progettista, l’architetto Bernardo Tori. Ma è il luogo dell’anima, per Marcello Fratini, sono i pochi metri quadrati sul pino. “Era un vecchio capanno di caccia degli anni Cinquanta - racconta - quando l’ho visto ho pensato che era il momento di realizzare il sogno di una casa su un albero che avevo da bambino”.

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