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Corriere Della Sera

Pane, vino e rose ... Il vecchio slogan femminista “aggiornato” dalle vignaiole. Fiori nel bicchiere e sull’etichetta ... Nel vigneto, nel bicchiere, sull’etichetta. Fiori e vino, I perfetta liaison primaverile. La rosa, per cominciare. Fiore di successo: i vini rosati - fermi o brut - vivono, infatti, un momento di grazia. Dal calice dell’aperitivo all’abbinamento di un menù che non impegna. Ma le rose fioriscono anche sulle bottiglie. Spuntano con un lungo stelo dal bicchiere nelle etichette dei vini di Elisabetta Missoni Foffani, viticoltrice in Friuli, con il marito Giovanni, in un luogo magico non lontano da Palmanova. In nome della rosa (e sulla bottiglia), ecco i vini del Maso Rose a Cornaiano (Bz). Scendiamo a sud, invece, per trovare l’etichetta,più conosciuta, e forse la più antica. E quella del “Five Roses”, prodotto dall’azienda pugliese Leone de Castris: oltre l’immagine, la nota floreale di questo rosé si percepisce al naso e al palato assieme agli aromi di mirtillo e ribes rosso. “Più giovane è il vino, più intenso è il profumo di rosa, quando c’è”, spiega il sommelier Alessandro Giani, dell’Enoteca Pinchiorri di Firenze. Come esempio di alta persistenza cita l’altoatesino Gewurtztraminer e i Beaujolais francesi. Bisogna andare in vigna per animi- rare le rose dal vivo, piantate all’inizio dei filari. Belle e utili. Sono le sentinelle delle viti, poiché annunciano l’arrivo delle principali fitopatie delle piante. La loro sensibilità permette di trovare tracce di questa malattia una settimana prima dell’insorgere sui vitigni. Curiosità: c’è una rosa, inglese d’origine, che si chiama Bardolino. Molto profumata, carnosa, assomiglia a una peonia. L’idea della denominazione, tra business e romanticismo, l’hanno avuta il Flower Garden Center di Bussolengo e l’associazione Strade del vino di Bardolino e Custoza. Così è stata adottata nei vigneti della zona. Non solo rose, però. “L’intrigante profumo di fiori nel bicchiere riesce a dare emozioni sorprendenti”, osserva Josè Rallo, signora di punta (e cantante jazz) di Donnafugata, azienda siciliana, che produce ottime bottiglie con originali etichette. Il suo vino di primavera? Non ha dubbi: “Il “Sur Sur”, Grillo in purezza. Mi piace descriverlo come lo racconta la sua etichetta. Un campo di fiori e una bimba a piedi nudi che corre tra l’erba fresca. Se infili il naso nel calice, trovi tutti quei sentori di fiori di campo e di erbe aromatiche che sanno d’infanzia. La camomilla selvatica, il papavero, il cardo, il fiordaliso. E poi la malva, la salvia e una punta di mentuccia”. Altri vini, altri profumi. “Il nostro “Vigna di Gabri” spicca per le note di ginestra e acacia”. Tocca al sommelier completare la rassegna: il biancospino è presente nel moscato; i fiori d’arancio, in quasi tutti i vini dolci

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