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Corriere Della Sera

Le tre B di Guido. L’ex ragazzo ribelle della saga Folonari … “Bolgheri, Brunello e Barolo. Le cantine dopo la scissione” … Guido Folonari ha una voce educata e trattenuta, è un ex ragazzo cresciuto in una famiglia con il culto tutto bresciano dei sacrifici e del lavoro. Un culto che si scrollò di dosso volando a New York, ma che lo ha riafferrato quando è diventato un imprenditore del vino. Giacca color terra, con un taglio classico, lontano dalle mode. È del mondo della moda, invece, il ristorante scelto per la sua prima intervista, Trussardi, affacciato sulla Scala di Milano. In più di due ore racconterà genesi, fortune, scontri e ultimo capitolo di una dinasty del vino italiano, quella dei Folonari. Divisa dal 2000, dopo una rottura svelata solo ora. “Sono diventato - dice orgoglioso - uno dei tre italiani delle tre B del vino, Bolgheri, Brunello e Barolo, assieme a Antinori e Gaja”. Negli anni Sessanta i Folonari affidarono ai creativi di Armando Testa la loro visione del mondo formato Carosello. Debuttò in tv la “camminata Folonari”, un omino che seguiva un omone ripetendo i suoi passi, per finire a pranzo da lui, con Lambrusco o Barbera, che “costa solo mezzo bicchiere in più”. L’idea di qualità portò la famiglia a staccarsi dall’impresa con il proprio nome, con trascorsi settecenteschi. Concentrandosi in Toscana, dove i Folonari possedevano dall’inizio del Novecento la Ruffino, quella del Chianti nel fiasco e del Rosatello (ora il marchio Ruffino appartiene agli americani di Constellation). Tredici anni fa i Folonari (Alberto, Ambrogio, Italo, Marco e Paolo) sciolsero il patto. “Si doveva decidere a chi far guidare le aziende - racconta Guido - vennero stabilite formule astratte di valutazione di noi eredi della sesta generazione”.
Il dissapore non emerse, in un comunicato si parlò di totale consenso sulla spartizione della ventina di cantine. La famiglia si divise in due. E Guido Folonari mollò tutto e tutti. “Avevo finito Giurisprudenza, pensando di emulare il nonno avvocato romano, più gioviale della parte lombarda della famiglia - spiega -. Dopo un anno sabbatico in giro per il mondo, a una festa a New York da amici italiani trovai un contatto per uno stage in una banca. Rimasi in America fino a quando mio padre Alberto, quattro anni dopo, venne a prendermi dicendo che dovevo fare il mio dovere. Il richiamo dell’etica bresciana. Mi stava stretto il lavoro da avvocato a Milano e cominciai a interessarmi di vino. Così nell’anno della rottura mi feci liquidare e girai l’Italia in cerca di una mia cantina”. La prima tappa è nelle Langhe, La Morra, Tenuta Illuminata. “Undici ettari di viti, Nebbiolo, Barbera e Dolcetto. Tutto da fare, una cascina in fondo alla valle da trasformare. Un lavoraccio, il risultato è il Barolo Tebavio, con un gusto pieno e armonico”. L’anno dopo, nel 2002, una stretta di mano sancì il passaggio di proprietà dei 60 ettari di Donna Olimpia 1898, a Bolgheri.
“Il venditore era un allevatore di cavalli che mi spiegò che nell’ippica si fa così, si spartiscono le quote dei campioni sulla fiducia. Così è stato anche per quei terreni nell’area dei supertuscan”.
Il vino di punta è il Millepassi, classico uvaggio di Cabernet Sauvignon, Merlot e Petit Verdot: il 2009 è speziato e fresco. Poi il Brunello, nel 2003, nella Tenuta San Giorgio. “Un poggio a Sant’Antimo, una vallata pazzesca, con 10 ettari di Sangiovese, un sogno”. Il corposo Brunello Ugolforte, dedicato al brigante che guidò la rivolta di Montalcino contro Siena, è forse il migliore tra i vini di Guido Folonari. Che ha intanto aperto una società di import e distribuzione di vini e distillati, nella quale svetta lo champagne Charles Heidsieck. Vive a Milano, Guido Folonari, con la moglie Caterina e i cinque figli. Con il resto della famiglia non ci sono rancori. Lo zio Ambrogio, l’inventore di Cabreo negli anni Ottanta, guida con il figlio Giovanni uno degli spezzoni della dinastia, le Tenute Folonari, con cantine soprattutto in Toscana. “Ci vediamo alle feste e ai funerali, all’ultimo sono arrivato in ciabatte, con un piede fasciato dopo un incidente in barca a vela”, scherza Guido, un ex ragazzo di 45 anni che ha ritrovato in cantina il culto dell’impegno da cui voleva liberarsi volando a New York.

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