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Corriere Della Sera

Molto ricchi e poco sommeliers. I cinesi alla conquista di Bordeaux ... Quest’anno più che mai al Vinexpo, il più grande salone internazionale del vino, sono sbarcati i cinesi. E Bordeaux e la sua regione, dove si producono alcune tra le migliori bottiglie al mondo, devono decidere se esserne felici o no. Gli acquirenti cinesi sono accusati di fare troppi gioiosi brindisi tra colleghi al grido di Ganbei! (incitamento a bere tutto il bicchiere in un colpo solo); si sono accalcati allo stand Cordier dove era in vendita la perfetta valigetta da nuovi ricchi, che racchiudeva quattro bottiglie di Yquem 1893 e un lingotto d’oro al prezzo totale di 250 mila euro; i distributori cinesi, che evidentemente conoscono bene i loro clienti, scelgono i vini da importare in Cina più per la forma della bottiglia che per il tipo di prodotto (ricerca Ubifrance 2013: prediletta la classica bordelaise, sicuro segno di qualità, e se il vino poi sia bianco o rosso non importa). Su 50 mila visitatori di Vinexpo tremila erano cinesi, e tra loro c’erano forse prossimi acquirenti di altre proprietà nella regione, il fenomeno che preoccupa di più gli abitanti locali, in quattro anni sono finiti in mano a investitori cinesi una cinquantina di chàteau, alcuni molti importanti come il Chàteau de Viaud, sulle terre della prestigiosa denominazione Lalande di Pomerol. Rischia di ripetersi a Bordeaux, con le vigne, quel che è accaduto a Milano con i negozi e i locali di zona Paolo Sarpi: i cinesi arrivano con grandi disponibilità di capitale e l’affare si chiude in fretta. In Borgogna ha fatto scalpore il caso del Chàteau de Gevrey-Chambertin: stimato intorno a 3,5 milioni, i proprietari speravano di venderlo a 7, un investitore cinese l’ha comprato a 8. Però, la Francia esporta in Cina vino per 800 milioni l’anno (600 solo Bordeaux): una bottiglia prodotta a Bordeaux su io viene bevuta in Cina, e si stima che il consumo di vino aumenterà del 50% entro il 2016. Meglio non fare troppo gli schizzinosi: tutto considerato, ganbei non è poi così lontano dal francese cul sec.

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