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Corriere Della Sera

Champagne? Per tutti. La dottrina dell’ambasciatrice ... “Basta con i falsi miti, lo Champagne è un vino abbordabile”. Claudia Bondi, fiorentina di 37 anni, è la nuova ambasciatrice per l’Italia del più celebrato tra i prodotti francesi. A Milano ha conquistato il premio assegnato dal Comité Champagne spargendo tessuti su una tavola, e paragonandoli ai vini: la seta, la lana, il cotone, come un intreccio di etichette e territori.
Quando si parla di Champagne, è facile scivolare in paragoni con altre icone del lusso, come nell’ultimo libro enologico dello scrittore Jay McInerny (“I piaceri della cantina”, Bompiani), in cui il Dom Perignon viene assimilato alla Mercedes e il Salon alla Maserati. “Un errore di comunicazione”, secondo Claudia. “Ci sono, anche in Italia, molte bottiglie sotto i 50 euro. Una spesa sostenibile, con un buon rapporto qualità-prezzo, più raro da trovare nei grandi rossi”. La neoambasciatrice viene dal mondo della moda. Fino al 2009 acquistava tessuti per Roberto Cavalli. Ha cambiato vita grazie al corso con cui è diventata sommelier professionista. Perle&Perlage è il nome della sua società di consulenza per aziende (soprattutto toscane) del vino. “Ci sono molte etichette accessibili di Champagne - assicura - anche se la maggior parte dei consumatori non lo sa e i sommelier si sforzano poco a proporle”.
Alcune sono arrivate anche alla Giornata Champagne organizzata lunedì scorso a Milano dal Bureau italiano, al Principe di Savoia. Claudia cita tra gli accessibili l’Améthyste di Louis Barthélémy, “elegante e moderno” (da 23 euro in Internet). Il nome scelto dalla famiglia Chancel è un omaggio alla ninfa che per sfuggire al corteggiamento del dio Bacco si trasformò in cristallo. Claudia, rispolverando gli studi liceali, ha aperto il suo sito Internet con una citazione dalle Baccanti, capolavoro di Euripide, con un Bacco spietato: “Senza vino non c’è Afrodite, non c’è nessun altro piacere per gli uomini, mai”. Quando parla di Champagne scomoda Socrate e la maieutica: “L’uomo non crea il vino, aiuta a farlo esprimere”.
Altri Champagne accessibili sbarcati a Milano? Suggerisce Claudia: “Quelli della Collection D della maison Devaux, nella Côte des Bar, un approccio semplice, un primo gradino che introduce a cuvèes più complesse” (da 30 euro). Molte altre le etichette non lussuose, indicate da Bondi, reperibili in Rete o nelle enoteche, soprattutto di piccoli vigneron, gli artigiani dello Champagne. Come le cuvées di Pierre Péters (da 38 euro), una famiglia che da sei generazioni coltiva 18 ettari di Chardonnay nella Côte des Blancs, a Mesnil-sur-Oger. Pierre Larmandier, della maison Larmandier-Bernier, è un viticoltore naturale che punta ad esprimere il territorio, senza seguire le mode, è un grande interprete del vitigno Chardonnay, con il suo Blanc de Blanc (da 37 euro). Poi una piccola maison, Gatinois, solo 7 ettari, zona Montagne de Reims: “Il Grand Cru Tradition, 90% Pinot nero, ha un gusto marcato e interessante” (da 34 euro). Franck Bonville, piccolo viticoltore nei comuni di Cramant, d’Avize e d’Oger, “produce un Blanc de blancs cremoso e con buona mineralità” (da 32 euro). L’Italia è al sesto posto mondiale tra gli importatori di Champagne, con 6 milioni e 245 mila bottiglie, di cui il 12% sono bottiglie di gamma alta. Le grandi maison sono state protagoniste, giovedì scorso, della “Vendemmia di via Monte Napoleone”, a Milano: da Dom Perignon a Moët&Chandon e Pommery. “In questa fascia - dice Claudia - tra i miei preferiti ci sono la Cuvée Louise di Pommery 2002, sontuosa e il Perrier-Jouët Belle Epoque 2004 (oltre i 90 euro)”.

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