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Corriere Della Sera

Sarah e la nuova generazione del Prosecco ... La seconda rivoluzione del mondo del Prosecco ha il volto candido di Sarah Dei Tos, 26 anni. Laurea alla Bocconi e geni terragni. A Sparkle, summit delle bollicine italiane di qualità all’hotel Excelsior di via Veneto a Roma, era l’imprenditrice più giovane. Immobile tra i mille vini e i duemila tra colleghi, sommelier, degustatori, appassionati, nel caos gaio e afoso della maxi degustazione. Una vignaiola zen. Sarah, con molti altri nel triangolo d’oro del Prosecco Superiore, tra Conegliano, Valdobbiadene e Vittorio Veneto, fa parte di un nuovo esercito di vignaioli junior al cui coraggio va dedicato un brindisi e dal cui entusiasmo ci si può ispirare per i calici di Natale (a basso costo). Da dove vengono questi ragazzi? Un passo indietro. Tutto è cambiato nelle campagne, “il paesaggio e l’antropologia degli esseri che vi vivono”, sintetizza Luigi Anania, scrittore (“Avant’ieri”, DeriveApprodi) e vignaiolo. A Treviso come nel Sud c’erano i braccianti descritti in Fontamara di Ignazio Silone (“In capo a tutto c’è Dio, padrone del cielo e della terra… Poi viene il principe Torlonia, padrone della terra. Poi vengono le guardie del principe. Poi vengono i cani delle guardie del principe. Poi nulla. Poi, ancora nulla. Poi, ancora nulla. Poi vengono i cafoni”).
Dagli Anni Settanta il vino è salito sulla locomotiva del made in Italy e “sono apparsi abiti da allegri professionisti che si sono accostati alla erre moscia degli agricoltori di lungo retaggio… Con i corpi dei cari bifolchi depauperati di odori e di bestemmie”, descrive Anania per la Treccani, in un articolo intitolato “Circo enoico”. Ora si affaccia una nuova schiera di produttori che, a differenza dei padri, non cerca nella terra il riscatto sociale. Vuole stare tra le vigne per scelta professionale (e passione). “Ho cominciato quasi per gioco - racconta Sarah - dopo un master a Nottingham. Mi sono interessata alle Rive”. Sono i 43 piccoli cru (uve di un solo vigneto, con quantità ridotte rispetto alle zone dei 15 Comuni del Prosecco Superiore). La ragazza del Prosecco ne produce un solo tipo in due versioni: il Rive di Cozzuolo Brut e Extra Dry (sotto i 10 euro), vivace, deciso, non piacione. L’azienda si chiama La Vigna di Sarah, a Cozzuolo di Vittorio Veneto. “Quando ho cominciato, tre anni fa, la mia famiglia aveva 6 ettari, vendevamo le uve. Ora siamo a 13 ettari, la produzione è salita da 4.000 a 27.000 bottiglie, il prossimo anno raddoppierò. Ho girato da sola per ristoranti ed enoteche, volevo un prodotto di nicchia e ce l’ho fatta. Grazie a un amico ho esportato in Svizzera, poi in California e Canada”. Con questi prosecchisti junior è cambiata anche la vendemmia. “Volevo assumere studenti e disoccupati del posto. Ho lanciato l’idea su Facebook, hanno risposto in tanti. Ne ho potuti prendere 30, a mezzogiorno mangiamo tutti assieme i piatti di mia nonna, come si faceva una volta”. Quello del Super Processo è un mondo di mini imprese (l’85% ha meno di 10 dipendenti), in 6.000 ettari di vigne, 28 milioni di bottiglie per 80 Paesi. “E soprattutto - dice il direttore del Consorzio di Tutela Conegliano Valdobbiadene - con 132 milioni di euro di valore, un incremento del 14,8% in un anno”. Intanto la marcia natalizia del Prosecco docg approda al brindisi natalizio della Juve, con 180 bottiglie di Stella Aneri, 32 anni, dal 2014 nuova vice presidente dell’azienda di famiglia.
Sono 5.000 gli uomini e le donne che lavorano del distretto del Prosecco docg. “Il 30% ha meno di 40 anni e spesso occupa posizioni di rilievo”, analizza Vasco Boatto, direttore del centro di ricerca Cirve. Alcuni tra i giovani sono figli d’arte (come Gianluca Bisol, mega vigneto con avamposto nella collina d’oro del Cartizze), altri hanno fatto tutto da soli. Stefano e Paolo Guizzo, 23 e 27 anni di Farra di Soligo, sono gli ideatori di un trenino monorotaia che serve a vendemmiare per le ripide colline della loro neo azienda Le Rive de Nadal: due vini, Greme e l’1.11, con la data di nascita del nonno. Maurizio Favrel (azienda Malibran) di anni ne ha 32, da 10 lavora sodo a Susegana, ha già ottenuto premi in tutto il mondo: notevole il suo Sottoriva Colfondo, prodotto con la tecnica tradizionale della rifermentazione in bottiglia. Tecnica in cui si è distinto anche Luca Ferraro, 36 anni, di Bele Casel, della docg Prosecco Asolo, 150 mila bottiglie su cui svetta il Colfondo, agile, simpatico, sapido. “Siamo un gruppo di giovani - dice Sarah Dei Tos - convinti che si può ancora far crescere il nostro territorio nel mondo: conosciamo le lingue (io parlo inglese, spagnolo e tedesco) e sappiamo tenere a posto i bilanci”. Un successo e la conferma che, come scrive Anania, “la species contadina si frantumata in molteplicità di psicologie mai viste prima sui terreni impervi della viticoltura italica”. E tra queste c’è anche il volto candido di Sarah.

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