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Corriere Della Sera

La super guida di Tom premia la Franciacorta ... “Hai l’impressione, bevendo, di baciare una donna troppo truccata: sempre donna è, ma forse andrebbe meglio al naturale”. Era il giudizio di Gianni Brera sui vini “troppo tecnici”. Preferiva bottiglie generose e schiette. Diffidava dei francesi e della loro tecnica che “priva il vino del suo carattere più sincero”. Lo scrisse nel “Vino che sorride” (rintracciabile ne “Il principe della zolla”, Saggiatore, selezione di Gianni Mura). Erano gli anni Ottanta. Da allora, nella Padania breriana e nel resto d’Italia, i nostri vini hanno fatto passi da gigante. Lo prova un volumone appena pubblicato da Christie’s, la casa d’aste. Il titolo è “World Encyclopedia of Champagne & sparkling wine”, (Absolute Press, 50 sterline), 528 pagine firmate da Tom Stevenson, l’autorità mondiale nel pianeta delle bollicine. Sono descritti i migliori sparkling del mondo, un’ottima guida usabile anche per i brindisi di Capodanno.
Nella prima edizione dell’enciclopedia, nel 1998, c’erano solo etichette di Champagne, perché Stevenson considerava allora tutte le altre del settore “noiose e mal fatte”. In 15 anni tutto è cambiato: i Paesi rappresentati sono 42, dall’Austria allo Zimbawe, dal Messico all’India, dalla California all’Australia. Per la prima volta, nell’edizione che Stevenson ha messo a punto assieme alla master of wine Essi Avellan, l’Italia ha un ruolo da primato. E’ il Paese al quale sono state dedicate più pagine dopo la Francia. Alla Francicorta va il riconoscimento di faro del settore. La scrittrice Avellan descrive poi l’ineguagliabile varietà italiana delle zone di vini prodotti con il Metodo classico: oltre alla Franciacorta, l’Oltrepò Pavese, il TrentoDoc e l’Alta Langa. Ed elogia, con l’Asti, un altro vino prodotto con il più semplice e meno costoso Metodo Charmat (che non prevede la rifermentazione in bottiglia), il Prosecco.
Sono 61 le aziende recensite della Franciacorta. Il voto più alto (90) è stato assegnato a Ca’ del Bosco, la cantina di Erbusco diretta da Maurizio Zanella, che è anche il presidente del Consorzio per la tutela della Franciacorta. Quanto a qualità, la Cuvée Annamaria Clementi, dedicata alla madre di Zanella, è considerata imbattibile tra i vini italiani della categoria. La pagina si apre con un ringraziamento a Dio per aver dato a Zanella quel carattere visionario e quella passione per i grandi Champagne che ha contribuito a far nascere la Franciacorta, “una delle migliori zone al mondo in cui si produce sparkling wine”. A quota 86 c’è Vittorio Moretti con Bellavista, con i suoi vini “eleganti e longevi” realizzati dal winemaker Mattia Vezzola: il Franciacorta Vittorio Moretti è definito “una icona degli sparkling wines italiani”. Barone Pizzini merita un 84 “per il dinamismo” della famiglia di Piermatteo Ghitti, produttore del primo Franciacorta bio, il Satèn 2002. Lantieri de Paratico, di Fabio Lantieri, conquista quota 83 grazie al suo Brut Arcadia “pieno di energia al palato”. Stesso punteggio per Riva De Franciacorta, dei fratelli Alfredo e Alberto Riva: l’azienda ha meno di dieci anni di vita, nonostante ciò il suo Brut Rivalto mostra “un grande carattere”. Più sotto, 82, le aziende Cortebianca (con il Rosé), Majolini (svettano Satèn ed Electo), Montenisa (con il Brut anche in versione Rosé), Monzio Compagnoni (Extra Brut e Satèn), Villa Franciacorta (Brut Emozione e Satèn). In classifica poi nomi diventati famosi in molti Paesi: Guido Berlucchi, Cavalleri, Monte Rossa, Il Mosnel, Ricci Curbastro, Villa Crespia.
In Trentino sul podio c’è Ferrari della famiglia Lunelli (86) con il voto più alto alla Riserva del Fondatore. Un ruolo che in Piemonte va all’azienda Romano Dogliotti (85) “star del Moscato d’Asti”. In Veneto Bisol ottiene la valutazione maggiore (83), potendo contare sul suo Cartizze dry. “Questo è il volume di riferimento a livello internazionale per gli sparkling - commenta Maurizio Zanella - per noi ci sono valutazione lunsinghiere che ci rendono orgogliosi”. La tecnica si è evoluta ma le colline sono sempre quelle del Nord che Brera osservava “ogni volta commosso”. Colline che “dilatano il respiro, sono imminenti e lontane, familiari e pur favolose. E il vino è la loro sintesi arcana”.

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