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Corriere Della Sera

Il Brunello di Jacopo Biondi Santi, l’elogio all’immutabilità ... Ha vissuto all’ombra del patriarca del Brunello, Franco Biondi Santi, morto nell’aprile scorso a 91 anni. Ora il figlio Jacopo è solo al comando. Ha concluso la sua prima vendemmia senza il padre. Ha 63 anni. “A un’età in cui gli altri pensano alla pensione, ha finalmente raggiunto il lavoro per il quale è stato formato per gran parte della sua vita”, ha scritto Robert Camuto su “Wine Spectator”. Quella vita in cui non sono mancati i contrasti, svaniti ora con la promessa di non cambiare nulla di tutto ciò che il padre nella sua leggendaria carriera ha fatto. Quello che è mutato è la volontà di raccogliere la sfida di migliorare il Brunello mantenendolo uguale a se stesso. Salvando la memoria, con “la smania di costruire interi da frammenti… sempre impegnati e riempire spazi vuoti”, comeha scritto Jonathan Franzen dopo la morte del padre, con ricordi che diventano una lastra di ghiaccio su un lago, alcuni imprigionati, altri che si inabissano per sempre (“Il cervello di mio padre”, Einaudi).
I ricordi di Jacopo Biondi Santi in cantina lo portano a quando era bambino. Aveva 8 anni, la sua prima vendemmia. Dopo decenni di vendemmie con il padre, si è ritrovato gli occhi del mondo addosso. Tutti volevano capire se l’ex ragazzo dagli occhi azzurri avrebbe tenuto alto il nome del gentiluomo del Brunello . “Sono stato fortunato - racconta Jacopo - mi è capitata una annata favorevole anche se molto difficile. Alla fine della stagione è cominciato a piovere. Ma con selezione severa delle uve e con tanti piccoli accorgimenti siamo riusciti ad ottenere una annata da ricordare, una delle migliori dell’ultimo secolo. Sono stato aiutato dal Padreterno e anche da mio padre, da lassù”. Il nuovo patron di Biondi Santi ha fatto qualche piccolo cambiamento in cantina, minuscolo ma importante in un’azienda in cui tutto si basa sulla tradizione portata all’estremo (Sangiovese al cento per cento per il Brunello e l’affinamento in grandi botti di rovere di Slavonia).
“Ho solo messo a punto - spiega - piccole tecniche sullo stesso clone del Sangiovese che abbiamo selezionato e sempre usato. Ho allungato il contatto le bucce per ottenere una migliore estrazione dei colori; ho poi usato una pressa a polmone invece che idraulica, per rendere questa fase più soffice. Solo virgole”. La vendemmia è iniziata il 2 ottobre e si è conclusa il 18. “Ho ottenuto una quantità di uva un po’ inferiore della norma. La filosofia di produzione che voglio manentere è questa: il Rosso di Montalcino viene ottenuto dai vigneti nuovi fino a 10 annidi età, il Brunello di annata dai vini che hanno dai 10 ai 25 anni,il Brunello Riserva con viti con oltre 25 anni”.
Ora per Jacopo è arrivato il momento di spiegare i dissidi di cui è discusso in passato. “Ho avuto contrasti - racconta Jacopo - quando mi sono piccato di iniziare alcune sperimentazioni in Maremma”. Era il 1997. Jacopo voleva dimostrare che quel clone di Sangiovese BBS11 selezionato dal bisnonno Ferruccio poteva cambiare risultato, da microzona a microzona. Acquistò il Castello di Montepò, a Scansano, in Maremma. “All’inizio mio padre non era d’accordo. Quando ha saputo che usavo barriques invece che botti grandi ha visto tutta l’operazione di malocchio, anche se gli spiegavo che la scelta era dovuta al fatto che volevo vini da bersi dopo due anni e non per un lungo invecchiamento. Poi ha capito e mi ha fatto complimenti sperticati”. Per un giro del destino, tocca a Jacopo diventare il custode dell’immutabilità. “L’azienda della Maremma continuerà ad essere una fucina di esperienze. Ma a Montalcino non voglio alterare nulla. Abbiamo una storia di 200 anni, il successo è stato fondato sulla tradizione esasperata. Mio padre mi ha insegnato la caparbietà nella difesa di questi valori, dagli attacchi degli ultimi 20-30 da chi voleva cambiare, con fronde commerciali, il disciplinare e rinunciare al Sangiovese in purezza. Ha avuto ragione mio padre, io ho assorbito il suo spirito”. Nella cantina dei Biondi Santi ci sono ancora due bottiglie del 1888, e altre delle stagioni giudicate eccezionali. “Spero che in quell’olimpo trovi un posto anche l’annata 2013”, dice il vignaiolo. Intanto presenterà la 2009 a “Benvenuto Brunello”, a Montalcino dal 21 al 24 febbraio, con 127 cantine. “Quella del 2009 è stata una bella vendemmia, non eccezionalissima, ha dato un vino rotondo ed elegante”. Il momento non è facile: “Regge l’estero: fino a pochi anni fa esportavamo il 30% della produzione, ora siamo arrivati al 65%, Stati Uniti e Brasile in testa, con nuove soddisfazioni dalla Cina”. Il futuro? Nelle mani di Tancredi, figlio di Jacopo. Studia Enologia a Firenze, ha 22 anni. Sarà lui a cambiare tutto? “Speriamo di no, che capisca come ho capito io”, dice Jacopo Biondi Santi.

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