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Corriere Della Sera

Divini ... Ritratto di vigna, l’uomo delle mappe ... I mondi di Alessandro Masnaghetti, laurea in ingegneria nucleare lasciata nel cassetto per l’enologia, hanno confini colorati e dimensioni minuscole. È un cartografo, sottrae all’indefinito le terre che generano i migliori vini italiani e francesi e le trasforma in un cosmo preciso. Disegna mappe che racchiudono storie di terre e persone. Dalle sue tavole anche digitali si parte per scoprire vie sconosciute. Come fece un altro ingegnere mancato, Robert Louis Stevenson, che disegnò una mappa ad acquarello come base per scrivere “L’isola del tesoro”.
Quando Masnaghetti, milanese di 52 anni, “guarda i vigneti, vede cose che la maggior parte di noi non vede” ha scritto il mese scorso Robert Camuto su Wine Spectator, he ha riservato alla storia di “The Map Man” (e alla sua “bianca barba hemingwayana”) uno spazio in prima pagina.

Per capire il lavoro di questo geografo delle viti, bisogna percorrere le colline del Barolo, le più spettacolari tra quelle mappate da lui. Ogni zona vitata (ogni cru) ha caratteristiche diverse, genera vini da uve simili, Nebbiolo, ma con personalità talvolta contrastanti. Masnaghetti ne ha contate e descritte 170, e per ognuna ha dato un voto di merito, da zero a 5 stelle. Tre anni di lavoro, su e giù per le colline, e un quarto di secolo di degustazioni negli 11 Comuni del Barolo Dogc.

Come nasce una mappa?
“Unisco carte catastali e foto aeree – racconta – poi vado sul posto, più volte. Infine disegno e scrivo, le opinioni restano in secondo piano, cerco di dare più informazioni possibili. Immagino che chi acquista una mappa scrutando il paesaggio possa identificare i confini di un cru e capire da dove viene il vino del produttore sul quale cerca notizie”.
Masnaghetti ci aveva provato con la mappa del Barbaresco, 20 anni fa, assieme a Luigi Veronelli. Ma aveva venduto solo una trentina di copie. “Ora la richiesta di informazioni e di conoscenza è cambiata, mi guadagno da vivere con queste mappe”. Il cartografo, dopo aver studiato all’università di Bordeaux, ha fondato una casa editrice, Enogea, che diffonde una newsletter sul mondo del vino e vende online (www.enogea.it) le mappe (anche in formato ebook e su iTunes). Finora sono 24: il Piemonte di Barolo, Barbaresco e Dogliani, la Toscana di Bolgheri e del Chianti (Panzano), il Veneto della Valpolicella, la Lombardia della Valtellina e poi Bordeaux e Sauternes.

“Quella che mi ha sorpreso di più – dice – è stata la Valpolicella, perché svela un universo che va oltre l’Amarone. A luglio uscirà la mappa del Chianti classico, permetterà di vedere la zona in modo diverso”.
Grazie ad Internet le mappe vengono vendute dagli Stati Uniti alla Svezia, da Hong Kong alla Russia.

Tutto è iniziato aa Sabaudia, dove Masnaghetti prestava servizio di leva, mandando recensioni sui ristoranti alle guide di Veronelli. Si era laureato nell’anno del referendum sul nucleare dopo Chernobyl. Nel 1990 il critico lo assunse come giornalista enogastronomico. Dalla cucina al vino, poi la passione per la cartografia. “Se pensate che avere la cartografia dettagliata di un’area sia un vezzo da enomaniaci, sappiate che è l’opposto”, è il suo pensiero.

“Il vino vero è legato a un territorio e alla sua storia; più si conosce un territorio, più si ricostruisce la storia; più si conoscono territorio e storia, più si comprende il vino che ci nasce e meno si potrà essere infinocchiati da una finta qualità”.
Disegnare le terre, per lui, è “il modo migliore per comunicare informazioni”. Collina per collina, campo per campo, come in una mappa del tesoro.

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