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Corriere Della Sera

“Usiamo gli agricoltori come sentinelle” ... “La loro attività è indispensabile, vanno aiutati. Gli alberi? Sono troppi, il peso porta giù tutto”... “Lasciamo stare i vigneti, non c’entrano proprio nulla”. Mauro Agnoletti, docente al Dipartimento dì Gestione dei sistemi agrari, alimentari e forestali dell’Università di Firenze, bolla come senza senso la tesi degli ambientalisti secondo cui dietro alla tragedia del Trevigiano ci sia l’economia del territorio. “Il problema, semmai, è un altro”.

Quale, professore?

“I boschi. Questo Paese abbandona pezzi di territorio che la Natura si riprende a colpi di alberi. Non meravigliamoci se franano anche le montagne”.

In che senso?

“Gli alberi pesano. Figuriamoci un intero bosco. Basta un’infiltrazione d’acqua nel terreno ed ecco che intere porzioni scivolano via,, com’è avvenuto, per esempio, a Sarno”.

Ma gli alberi non rendono più stabile il terreno?

“Niente affatto. In Italia la superficie boschiva aumenta, ma com’è che il numero delle frane non cala? C’entra sì l’uomo. Ma anche gli alberi fanno la loro parte”.

Cos’è successo nel Trevigiano?

“Non ho notato smottamenti Sì è ingrossato il torrente che ha travolto quello che c’era vicino”.
C’è chi sostiene che l’area di Valdobbiadene sia fragile.

“E vero: le colline lì hanno una pendenza elevata e sono molto aguzze. Se poi ci aggiungiamo le caratteristiche del terreno tutto questo contribuisce a rendere molto fragile la zona”.

Quindi hanno ragione gli ambientalisti che accusano i vigneti...

“No. A differenza di altre zone vinicole, nel Trevigiano gli agricoltori hanno mantenuto i ciglioni (rialzi del terreno lungo i bordi di un fosso, ndr) che riducono l’erosione”.

Lei invita a rimettere mano al territorio. Come?

“Le montagne sono destinate a diventare pianure. Questo può succedere in diversi modi, compresi i crolli e le frane. Se ci mettiamo pure gli alberi la situazione peggiora, Nel 2012 il decreto del governo Monti che permetteva di rimuovere li bosco aveva un senso”.

Perché?

“Partiva dal concetto che certi interventi agricoli, come i terra7lamenti, servono contro il dissesto e hanno bisogno dell’agricoltore”.

E come può aiutare l’agricoltore?

“Oltre a svolgere le sue attività, diventa pure una ‘sentinella contro gli smottamenti: se succede qualcosa attorno lui è in grado di segnalarla. Forse bisognerebbe istituire un finanziamento proprio per loro: questo sì che sarebbe un buon modo per fare prevenzione”.

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