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Corriere Della Sera

Il super costruttore di vini (e ricordi) ... In tasca ha contratti per 2,5 miliardi di euro, alcuni ancora freschi d’inchiostro: un ospedale in Kuwait, palazzi a Manhattan e Montecarlo, un tratto di metropolitana a Parigi. E un carcere in Perù, appalto vinto dopo aver volato per 18 ore a bordo del vecchio aereo di Palazzo Chigi, con il premier Renzi. Ma per una sera Paolo Pizzarotti non vuole parlare di appalti per dighe e autostrade o per il castello della Bella addormenta a Eurodisney. C’è un nuovo vino da battezzare sul tavolo.
Il luogo è Monte delle Vigne. Tra le nebbie serali dei colli parmensi la cantina disegnata da Filippo Valbonesi sembra un’astronave, piena di luce, quieta prima del decollo. Un silenzio di seimila metri quadrati. Paolo Pizzarotti, il figlio Michele e il socio-vignaiolo Andrea Ferrari roteano piatti di salumi, formaggi e ravioli, stappano bottiglie. Una cena per condividere i pensieri sull’ultimo nato tra i vini. Anche questo è un banchetto per “cantare i sapori del mondo”, come scrive Enzo Bianchi nel suo ultimo libro, “Spezzare il pane” (Einaudi).
Il vino è un uvaggio (Chardonnay, Sauvignon e Malvasia), del 2013, sapido e acido. “È stato un caso - racconta Ferrari - pensavamo a una prova. Poi l’abbiamo assaggiato, è una forza. Lo presenteremo a gennaio”. Per trovare il nome, Pizzarotti segue le tracce della sua vita, dai primi passi come costruttore alla trasformazione della cantina in set per Bellocchio.
“Mia madre è morta quando avevo 12 anni - racconta -. Ero diciannovenne quando toccò a mio padre, nel 1966. Mi sono trovato addosso l’azienda di costruzioni con 600 operai, fondata nel 1910. Il Tribunale di Parma mi proclamò maggiorenne con due anni di anticipo, senza quel decreto non avrei potuto firmare neppure un assegno. Ero abituato ai cantieri da bambino, mi portava mio padre Pietro, un innovatore. Mi sono laureato in Giurisprudenza, ma intanto dovevo seguire anche un’azienda agricola di 100 ettari, che papà aveva acquistato 3 anni prima di andarsene. Allevavo mucche da latte. Il vino era uno sconosciuto. Poi è arrivato un vicino, Andrea Ferrari”. Correva il 2003, Ferrari era il patron dei 7 ettari di Monte delle Vigne, riscatto di una zona vinicola semi abbandonata. Pizzarotti diventa il proprietario, Ferrari lo affianca. Nuova cantina ipogea e, su 60 ettari di calcare e argilla a 250 metri d’altezza, nuovi vigneti. “Quasi tutti autoctoni - spiega Pizzarotti - qui passa la via Francigena, nelle “Cronache medievali” Fra’ Salimbene de Adam chiama la zona Li Monti de le Vigne, a fine Ottocento era pieno d’uva, il vino veniva esportato in tutta Europa, prima della fillossera. Abbiamo riportato Barbera, Bonarda e Lambrusco”. Dieci anni dopo Monte delle Vigne è una realtà da 500 mila bottiglie l’anno, (“ma possiamo raddoppiare”, dice Michele Pizzarotti): con il Nabucco, rosso longevo, di Barbera e Merlot; il Callas, Malvasia di Candia calda e fruttata; e con i Lambrusco, il rustico I Salici, fermentato in bottiglia, o I Calanchi. Qui Pizzarotti abita sei mesi l’anno, in una villa settecentesca del podere, che il padre acquistò come rudere e che non vide mai ristrutturata. Ozzano Taro si chiama questo pezzo della food valley d’Italia. Qui è arrivato Marco Bellocchio per mettere in scena “Fai bei sogni”, romanzo da un milione di copie di Massimo Gramellini. “Ci è rimasto quattro giorni - ricostruisce Pizzarotti - c’erano Valerio Mastrandrea e Bérénice Baio”. Luci, brindisi veri, la scena di un banchetto di nozze. Nelle pagine, e ora nella pellicola che uscirà nel 2016, la storia dell’autore che perde la madre a 9 anni. “Come è accaduto a me - dice Pizzarotti - per questo ho ospitato la troupe”. Tra i ricordi che diventano film è stato imbottigliato il nuovo vino di Monte delle Vigne, un bianco per i banchetti che “cantano i sapori del mondo”.

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