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Corriere Della Sera

Nuovo premio, pioggia di stelle sul Vinitaly ... “Abbiamo il proverbio che ci ammaestra, che dice è meglio vender, e pentirsi, che il tener, e disperarsi, e dovendosi pentire, è molto minor male il pentirsi con le botti vuote che con le botti piene”. Giacomo Agostinetti, agricoltore veneto, l’aveva già scritto nel Seicento nel libro “Cento e dieci ricordi che formano il buon fattor di villa”: il senso del vino è farlo uscire dalle cantine. Quattro secoli dopo il Vinitaly declina in chiave moderna il proverbio. Con una pioggia di stelle. Che compariranno su bottiglie votate da una giuria internazionale e dotate di marchio speciale in modo che siano più riconoscibili (e più acquistabili) sugli scaffali del mondo. È la prima novità dell’edizione 2016 dell’evento di Verona (10-13 aprile): va in soffitta, dopo 26 anni, il Concorso enologico. Al suo posto debutta il Premio “5 Star Wines” (1-3 aprile). È un cambio di strategia a cui a Verona si sta lavorando da un paio d’anni e che viene lanciato per il 50° anniversario.
“I giudici saranno 60 - spiega il direttore di Vinitaly, Giovanni Mantovani - tra questi molti master of wine e master sommelier. I 15 più importanti saranno a capo dei panel e si occuperanno, secondo competenza, delle zone vinicole del mondo. Ci aspettiamo fino a 4.000 vini. Il voto sarà in centesimi. Tutti i vini con più di 90 punti avranno un bollino viola (porta fortuna) per le bottiglie”. Ci sarà un gruppo di comando nella giuria: formato dal direttore scientifico Ian D’Agata, di Vinitaly International, da Paolo Basso, campione del mondo 2013 dei sommelier, dal francese Bernard Burtschy (Figaro Vin), dall’inglese Robert Joseph (Meininger’s) e dal master of wine spagnolo Pedro Ballesteros Torres. Tra i 15 “panel chairmen” ci sono i master of wine Charles Curtis (Usa), Andy Howard (Uk), Marcia Waters (Uk), Sebastian Payne (Uk), Barbara Philip e Igor Ryjenkov (Canada). E poi sommelier di ristoranti tristellati come Vincenzo Donatiello (Piazza Duomo) e Giuseppe Palmieri (La Francescana). “Il nostro è un messaggio semplice alle aziende: con questo premio internazionale vi aiutiamo a vendere di più”, sostiene Ian D’Agata. “I modelli sono quelli del Concorso di Bruxelles e di Decanter”.
“I vini premiati saranno più visibili - aggiunge Stevie Kim, direttrice di Vinitaly International e ideatrice del premio con Mantovani e D’Agata -, ma non ci occuperemo solo di bottiglie italiane, puntiamo ad attrarre vini dalle migliori terre del mondo”.
La seconda novità è un altro premio, dedicato alla nicchia virtuosa dei vini naturali, privi di “pratiche di correzione e di sostanze per la conservazione”, secondo la definizione di Porthos. A guidare la giuria, che non darà punteggi, la star del settore, l’americana Alice Feiring. “C’è un’attenzione crescente del mercato per questi vini”, dice Mantovani. Bottiglie anche queste che per i vignaioli “è meglio vender, e pentirsi con le botti vuote”.

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