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Corriere Della Sera

Il coppiere dei potenti fa bere Trump ... Trump, che si proclama astemio (post-verità?) è stato l’ultimo. Il primo Enzo Ferrari. Tra di loro una moltitudine di uomini e donne con due punti in comune: il trono, professionale o politico o religioso, e una bottiglia di Giancarlo Aneri.
Dopo aver convinto il fondatore del Cavallino rampante a brindare alle vittorie con lo spumante Ferrari e non con lo champagne, Aneri ha fatto servire il suo vino a Putin. Lo zar non sapeva di avere nel calice lo stesso liquido versato ai nemici presidenti, Reagan, Bush (padre e figlio), Clinton e Obama. Il Prosecco o l’Amarone finito anche sulla tavola dei leader al G8 di Genova, nel 2001. Poi stappato per festeggiare l’ascesa presidenziale di Napolitano e Ciampi. E per la firma della Costituzione europea, nel 2004 a Roma. Infine Donald Trump: poche ore dopo la vittoria, ha ricevuto tre magnum di Amarone con il suo nome sull’etichetta (stampata a tempo di record da Aneri), recapitate alla Trump Tower a New York, con un biglietto di Flavio Briatore: “Ce l’abbiamo fatta”. Aneri, veronese di Legnago, figlio di un capostazione di sinistra, ha un talento unico nel portare le sue bottiglie dove si incrociano politica, affari e lusso. Stefano Lorenzetto, scrittore e giornalista per una cinquantina di testate, lo intervistò per primo nel 1983, quand’era corrispondente dell’Arena proprio da Legnago. Lo definì “il “coppiere” dei potenti della Terra che fa brindare anche il Papa e Pertini”. All’epoca Aneri lavorava per le Cantine Ferrari della famiglia trentina Lunelli. Restano, di quel periodo, le foto hollywoodiane. Gregory Peck, Roger Moore e altre star. E lui, “contratto in un sorriso perenne ad alta definizione”.
Aveva 29 anni quando si presentò a Maranello. “C’è l’ingegnere? Avrei del vino da consegnargli”. “Ma è matto, senza appuntamento? - lo fermò la guardia - lasci qui le bottiglie”. Aspettò 5 ore, finché il Drake si concesse: “Entri, un minuto”. “Restai 90 minuti, lo convinsi a portare sul podio dei piloti spumante italiano”, ricorda Aneri.
Quando il figlio Alessandro, da ragazzino, gli disse che da grande avrebbe “lavorato solo con lui”, Aneri lasciò Trento. “Fondai la È Group”, racconta, con Luciano e Alessandro Benetton e Giovannino Agnelli per produrre olio e caffè di qualità”. È il 1993. La rincorsa ai potenti diventa strategia. “Come arrivo alla Casa Bianca e negli altri luoghi inaccessibili? Mi informo, parlo con le persone giuste, uso una rete di amici. Funziona. Mi aiuta Alessandro con mia figlia Stella. Siamo una mini impresa famigliare”.
E il vino da dove viene?
“Produciamo 360 mila bottiglie. In gran parte Prosecco - spiega - dalle tenute di Rocco Forte, socio al 20% e con le uve dai 576 vignaioli della Cantina Produttori di Valdobbiadene, socia al 10%. Compriamo le uve per l’Amarone della Valpolicella e abbiamo una nostra barricaia a Fumane: in tutto 6.000 bottiglie (le barrique 9 e 9 bis sono di Flavio Briatore, una è di Berlusconi…) vendute soprattutto ai ristoranti, 180 euro a bottiglia. Per il Lambrusco usiamo le uve di tre ettari in affitto a Sorbara. Poi ci sono i vini altoatesini, Gewürztraminer, Pinot Nero e altri: le uve vengono da un gruppo di 60 viticoltori di Cornaiano. Come selezioniamo? Ci troviamo a pranzo e puntiamo su quello che piace alla famiglia”.
Alto, abiti e auto da manager, Aneri è incontenibile. Ora il suo motto è “Cielo, mare, terra”. Significa che i suoi Pinot “si troveranno con il menu di Natale, firmato Carlo Cracco, a bordo delle 14 navi Msc. Stesso chef, ma con il Lambrusco sui treni Frecciarossa. Mentre Esselunga ha 100 bottiglie in esclusiva di Prosecco, tra cui il Lucrezia, dal nome di una delle mie nipotine. Menu natalizio di Giancarlo Perbellini con i nostri Pinot e il Prosecco sui voli di Air Dolomiti”. Aspettando un brindisi con Trump.

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