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Corriere Della Sera

La svolta di Angela con tre vini bio “I nostri autoctoni per i millennials” … L’impegno per i terremotati e il volontariato a Lourdes, il percorso di Piotti Velenosi... Ha lasciato nell’armadio i vestiti mai castigati e ha indossato la candida divisa della Croce di Malta. Nel refettorio di Lourdes Angela Piotti Velenosi ha servito il pranzo ai malati e ai loro parenti. Su Facebook, assieme a quelle di centinaia di cene e degustazioni di vini a ogni latitudine, ha postato le foto mentre abbraccia bambini e posa in gruppo con le altre volontarie. Angela Piotti Velenosi è una vignaiola marchigiana di inarrestabile energia. Undici maratone all’attivo, allenamenti all’alba, 7 mesi l’anno in viaggio da Ascoli Piceno per vendere i suoi vini, due figli, 2,4 milioni di bottiglie l’anno, quasi 10 milioni di fatturato, 150 ettari di viti. Le hanno tolto la poltrona di presidente del Consorzio dei vini Piceno e si è rifatta con quella di vice alla guida di Confesercenti. Che ci fa questo “carro armato di nobili fattezze” (così l’ha definita il sito Intravino) a Lourdes pochi giorni prima dell’arrivo di papa Francesco? “Per ritrovare speranza e fiducia”. C’è qualcosa di invisibile che tiene assieme le altre scelte recenti della vignaiola. Al Vinitaly ha avvolto il suo stand con una gigantesca foto della piazza del Popolo di Ascoli Piceno, “per dire che dopo il terremoto non ci fermiamo, aiutando chi è stato colpito a risorgere e trovare la serenità perduta”. Nello spazio della fiera veronese così eticamente orientato, ha portato tre vini bio e ha annunciato l’inizio dell’era dell’attenzione alla “salvezza della natura”. Come se l’esuberanza esteriore lasciasse spazio a nuove riflessioni. Metà della Velenosi Vini è già diventata bio, l’altra sarà certificata a breve. “È una presa di coscienza dice lei — un passo per lasciare ai nostri figli un ambiente più pulito”. Il risultato sono il Passerina Marche Igt 2016, profumi tropicali e di agrumi; il fresco e deciso Pecorino Offida Docg 2016 e il Rosso Piceno Doc, morbida unione di Montepulciano e Sangiovese. “Ho iniziato ventenne, con mio marito Ercole che aveva qualche anno in più - racconta - avevamo poche lire e un trattore bellissimo. Quando mi sono separata ho cercato aiuto dai miei genitori. Volevo tornare da loro. Mio padre prese la doppietta e mi disse che se non tornavo subito a casa mia mi avrebbe impallinato la testa. Tutto cambiò quando nel 2011 venni intervistata da Tg1 Economia. Papà non lo sapeva, vide l’intervista, scoppiò a piangere. Finalmente i miei avevano capito che una donna può occuparsi a tempo pieno di una azienda agricola”. Il primo vino imbottigliato, nel 1984, è stato il Falerio, uvaggio con Trebbiano, Passerina e Pecorino. Poi il Brecciarolo e il Roggio del Filare (entrambi Rosso Piceno Doc), il Ludi (Montepulciano, Cabernet Sauvignon e Merlot) e molti altri. “Il Roggio era come un figlio che va bene a scuola, ce la faceva da solo. Vendevamo soprattutto in Italia. Volevamo cambiare passo. Una dozzina di anni fa, con Ercole e il nuovo socio Paolo Garbini, abbiamo lanciato Pecorino e Passerina, convinti che il gusto internazionale del millennials sia cambiato, più attento all’aromaticità e alla profondità. Con gli autoctoni vendiamo in 45 Paesi, il 65% delle bottiglie all’estero”. Ed ora il percorso bio: “Ci siamo messi a testa bassa, consapevoli che bisogna tutelare la Terra. E i primi tre vini bio al Vinitaly hanno avuto un successo al di là di ogni previsione. Un miracolo”, racconta Angela E subito dopo è partita per Lourdes con la sua divisa bianca.

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