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Corriere Della Sera

La sfida delle bollicine? Si combatte anche in hotel … La maison francese Pommery, controllata dal gruppo Vranken, annuncia i piani per l’Italia. E punta su turismo e percorsi d’arte. Posca: l’importanza del marketing insieme alla cantina... Basta percorrere i 116 gradini che portano alla “cattedrale sotterranea” della cantina Pommery per capire perché lo champagne è diventato il vino più famoso del mondo. Già nel 1836 Madame Louise Pommery costruiva il suo sogno attraverso i 18 chilometri di imponenti cantine ricavate da 120 antiche cave di gesso di origine gallo-romana: un progetto ambizioso realizzato in dieci anni di lavori dal 1868 e completato nel 1874 quando il mondo intero conobbe il primo Brut millesimato della storia dello champagne. Dal 2002 la Maison Pommery è divenuta di proprietà del gruppo Vranken-Pommery Monopole, secondo produttore mondiale di champagne grazie anche a una serie di acquisizioni anche in Provenza, Camargue e Portogallo. Per l’estensione dei vigneti di proprietà in queste aree, viene definito il più grande “vigneto d’Europa”. Pommery è stato il primo champagne distribuito in Italia negli anni ’80, una sorta di primo ambasciatore delle bollicine francesi verso il grande pubblico italiano. Dal 2008 tutti i marchi del gruppo sono distribuiti dalla filiale italiana di “Vranken-Pommery Monopole”, guidata dal Mimma Posca con eccellenti risultati: crescita a doppia cifra anche in tempi in cui la concorrenza delle bollicine italiane è ancora più forte. “Il mercato italiano rimane uno dei più importanti per il nostro gruppo - ricorda Posca - si tratta di un pubblico competente, abituato all’alta qualità del bere e non intimorito dai costi dell’eccellenza. Lo champagne è un vino speciale, legato all’emotività con spiccate implicazioni relazionali ha bisogno di cultura e competenza. Per questo il mercato italiano risponde bene al nostro prodotto malgrado la concorrenza dei prodotti locali, al punto che quella italiana è la filiale che ha visto crescere di più l’etichetta Pommery nel 2017”. Anche quest’anno la maison francese prevede una crescita del 5% e un consolidamento attraverso la distribuzione dei suoi marchi in 130 mercati e attraverso 10 filiali nel mondo. Ma con canali atipici e specializzati. “Noi crediamo molto nell’interazione tra champagne e turismo spiega la manager - Pommery è presente nelle catene internazionali più importanti dell’hotellerie. Vediamo lo champagne più come esperienza enologica che come regalo, per questo troviamo perfetto il connubio con un certo tipo di turismo. Ci sono cinque strutture del gruppo destinate a ospitalità, visite, eventi e ristorazione. Tra alti e bassi, rappresentiamo 181 anni di storia, siamo solidi custodi di tradizioni anche innovative. Basti pensare che si deve a Madame Louise Pommery se oggi si beve champagne brut: un gusto ed un dosaggio che hanno cambiato lo stile e l’approccio del vino più celebre al mondo”. Turismo ma anche arte e cultura tra gli asset di un gruppo che applica la strategia di marketing come leva di crescita alla pari delle abilità in vigna e in cantina. “In effetti il gruppo Vranken-Pommery Monopole conferma Posca - sostiene le più importanti istituzioni d’arte in Francia e all’estero: Il Centro Georges Pompidou di Parigi e Metz, il Museo di Belle Arti di Reims, la Monnaie di Parigi, la Saatchi Gallery a Londra, Villa Medici a Roma, il Museo Mori di Tokyo, il Museo d’Arte Contemporanea di Sydney. Il gruppo inoltre è stato insignito del titolo di “Grande Patrono della cultura”, riconoscimento del Ministero della Cultura Francese per le iniziative di sponsorizzazione intraprese con istituzioni nazionali e internazionali”.

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