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Corriere Della Sera

Viviana, la donna ligure che reinventa l’Aglianico nelle grotte di Pasolini … I tre nuovi vini di Basilisco. La cantina nei luoghi del “Vangelo secondo Matteo”... “Questa è una storia che senza concedere nulla, dà tutto”. Quando 54 anni fa Pier Paolo Pasolini arrivò a Matera per girare “Il Vangelo secondo Matteo”, vagò per strade e bar. Assoldò decine di comparse per mettere in scena la storia di Cristo e la “nostalgia del mitico, dell’epico, del tragico”. Nelle grotte viveva ancora il popolo raccontato da Carlo Levi, negli anfratti che “non prendono altra luce ed aria se non dalla porta”. Ora, in via delle Cantine a Barile, quel mondo lavico è percorso da Viviana Malafarina, una donna ligure arrivata in Basilicata per amore. Lavorava come chef a bordo degli yacht e come steward sui treni della compagnia Orient Express, fino a quando, sei anni fa, si è diretta a Sud, con il fidanzato. Il progetto: una trattoria. Poi ha conosciuto Antonio Capaldo, proprietario di una delle storiche aziende vinicole del Sud, Feudi San Gregorio, che da qualche anno si sta espandendo in tutta Italia. L’offerta: “Ti assumo, non voglio vedere il tuo curriculum, dirigerai la cantina anche se non sai nulla di vino”. Così è cominciata la nuova vita di Viviana. In 8 grotte c’è una cantina tecnologicamente avanzata, che contrasta con l’atmosfera immobile e metafisica dei Sassi. “Ho pensato che volevo un Aglianico differente. Non quello quasi masticabile, difficile da affrontare. Cercavo un vino sapido ed elegante. Cercavo l’anima dell’Aglianico”. Nel cuore dello Shesh, la contrada abitata dai profughi dei Balcani nel XV secolo. “All’inizio - racconta Viviana - non è stato facile. Un anziano del posto mi ha adottata in cantina, insegnandomi tutto. Fino a quando ho imparato a seguire i vini di ogni singola vasca, a vedere il liquido evolversi e crescere. Ho portato nelle grotte una gestione manageriale”. Assieme al maestro delle potature Pierpaolo Sirch lavora l’enologo Lorenzo Landi, lo stesso che affiancava Michele Cutolo, il precedente proprietario di Basilisco. Ha venduto a Capaldo anche la Locanda del Palazzo, lasciata in gestione a Rino Botte, dove lavorava Viviana. C’era una decina di ettari nelle contrade Macarico e Gelosia. Ora sono 24. C’erano due vini: il Basilisco e il Teodosio, Aglianico in purezza. Il primo profondo, il secondo meno ostico. Ora nascono tre nuovi Aglianico, da altrettanti vigneti, vicini ma uno diverso dall’altro. Il primo si chiama Storico, viene da una zona di 2,2 ettari, da viti di 80 anni allevate a capanno, come vuole la tradizione lucana. L’annata 2012 profuma di resina e incenso, scorre balsamica sul palato. “È una nave vichinga che scivola sul mare come in una fiaba”, lo definisce Viviana. Il secondo vino è il Fontanelle 2013, da un vigneto di 2,6 ettari, poche bottiglie e un carattere all’inizio ruvido che con il passare dei minuti trova gentilezza. “Come una persona che ritrova se stessa, facendo uscire senza fretta il suo lato scintillante”, secondo la vignaiola di Basilisco. Infine il Cruà 2013, che nasce da vigne a 460 metri, un vigneto del 1986 “che permette - secondo Malafarina - di scoprire finezza, complessità e allungo dell’Aglianico, come in un Pinot nero”. Ognuno dei tre vini è stato prodotto in 1.500 bottiglie, dopo un anno in barrique. Nelle grotte con presenze, un tempo, quasi spettrali (“dentro quei buchi neri dalle pareti di terra vedevo i letti, le misere suppellettili, i cenci stesi, sul pavimento erano sdraiati i cani, le pecore, le capre, i maiali”, raccontò Levi), ora ci sono vasche inox, file di botti e cataste di bottiglie di Aglianico (e di Piano, il Shofia). E c’è Viviana con i nuovi vini, per trovare nell’Aglianico la “nostalgia del mitico, dell’epico, del tragico” di Pasolini.

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