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Corriere Della Sera

Il Barolo del partigiano Arnaldo. L'anima delle Langhe in 11 bottiglie … Il rilancio della coop piemontese. “Noi veri contadini, da Cannubi a Bussia”... Partigiano della Divisione Garibaldi, maestro elementare, sindaco di Castiglione Falletto, leader dei contadini, socialista riformista alla De Amicis, paladino della cooperazione. E barolista. Arnaldo Rivera rivive in undici nuove etichette, l’ultimo capitolo di un sogno iniziato sessant’anni fa, quando fondò Terre del Barolo. Un’eco da vendemmie più povere e più allegre, come nelle immagini di Ermanno Olmi (“Rupi del vino”): “Dai filari delle vigne salivano canti di festa quasi si compisse il rito di ringraziamento per un premio meritato”. Nata da 21 contadini, Terre del Barolo ora riunisce 300 soci con 600 ettari di vigneti negli 11 Comuni della Docg, trasformati in 3 milioni di bottiglie (di cui un milione è Barolo) e 19 milioni di fatturato. Un gigante che, come altre coop, ha corso talvolta al di sotto delle sue possibilità, quasi con il timore di dimostrare che le uve dei piccoli contadini (l’80% possiede fazzoletti inferiori ai 2 ettari) non sono inferiori a quelle delle etichette blasonate. Adesso, nel nome del fondatore, la coop del presidente Paolo Boffa riscopre l’orgoglio. E lancia 7 cru di Barolo. “Vogliamo continuare ad essere umili - dice il direttore, Stefano Pesci -. Siamo l’unica azienda a possedere vigne in tutti gli undici Comuni del Barolo, l’unica che può offrire agli appassionati un modo semplice per riconoscere le differenze del Barolo da zona a zona”. È dagli anni 60 che si indicano nelle etichette le zone del Barolo: nomi mitici come Cannubi o Bussia. Dal 2010 ci sono regole precise e c’è una mappa (frutto del lavoro del giornalista-cartografo Alessandro Masnaghetti) delle “Menzioni geografiche aggiuntive”. I cru di Terre sono: Ravera dal comune di Novello, Boiolo (La Morra), Monvigliero (Verduno), Bussia (Monforte), Vignarionda (Serralunga), Rocche di Castiglione (Castiglione Falletto) e Castello, un ettaro a Grinzane Cavour, dove il conte Camillo Benso iniziò a vendere le prime bottiglie di Barolo dell’annata 1844. Ha debuttato, con l’annata 2013, anche il Barolo Undicicomuni, “un vino alla Bartolo Mascarello - sostiene Pesci - con uve raccolte in tempi diversi da 10 vigne e vinificate assieme”. Quattro le fasce di prezzo: dai 25 euro per l’Undicicomuni, ai 35 e 45 per alcuni cru, fino ai 65 euro per Vigna Rionda e Rocche di Castiglione. Vini dal taglio classico, fragranti e convincenti, “per scoprire l’anima delle diverse zone del Barolo”. “Funziona così - racconta Gabriele Oderda, responsabile del progetto - abbiamo stretto un patto con i produttori dei micro territori più votati. La coop paga il 25% in più le loro uve, loro si impegnano a seguire alcune regole di lavoro per aumentare la qualità”. È il Protocollo Rivera. “Rendiamo identico il rumore di fondo, così si possono scoprire note differenti”, dice Pesci. Significa che tutti i Barolo ricevono lo stesso trattamento in cantina. In tutto 100 mila bottiglie, comprese quelle del bianco Nascetta, della Barbera d’Alba Valdisera e del Diano d’Alba Sorì del Cascinotto, con uve Dolcetto. Presto arriveranno tre nuovi cru di Barolo: Cannubi, Rocche dell’Annunziata, Villero. E sta decollando il progetto della nuova cantina, 9 milioni di euro: “bottaia da 20 mila ettolitri per l’affinamento e sale per percorsi culturali, degustazioni e per insegnare la difesa del paesaggio”. Quella che si ispira a Rivera, che restò presidente di Terra per 29 anni (fino a quando morì nel 1987), è una via diversa al Barolo, lontana dalle mode. “Non inseguiamo il denaro, al Consorzio siamo stati gli unici a votare contro l’allargamento della zona di produzione. I nostri sono i veri contadini”. Pesci e Oderda sono più diversi che mai: uno è alto, capelli scuri, e viene da una multinazionale dell’alcol, Diageo; l’altro è più piccolo e biondo e lavorava per una delle migliori cantine a dimensione famigliare, Gaja. Insieme hanno convinto un gruppo di soci (“non è stato facile”) a cambiare tutto nel nome di Rivera. Pensando a contadini e a Olmi, per il quale il “vino è un invito alla pacifica convivenza, alimento e insieme sostanza di sacralità”.

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