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Corriere Della Sera

Vini e vignaioli. I quattro premiati della guida 2018 ... Bologna, Carletti, Geraci, Geoffroy... Se il padre era il Re del mosto, lei è la principessa. Sul palco avrà accanto un uomo che il blasone lo affida al nome del vino, il Nobile. E un architetto che ha salvato dall’oblio una vigna, obbedendo a un ordine impartito con una lettera da Luigi Veronelli. Infine un uomo che gioca in un altro campionato, quello dello Champagne, uno chef de cave famoso quanto un calciatore, con la squadra pronta a ritirare la maglia, quando appenderà il bicchiere al chiodo. Sono i quattro premiati dalla guida “Vini e Vignaioli d’Italia”, scritta con Luca Gardini, in edicola da oggi con il Corriere della Sera (a 12,90 euro più il prezzo del quotidiano). Raffella Bologna. La vignaiola dell’anno. È la figlia del mitico Giacomo, il piemontese di Rocchetta Tanaro che trasformò la Barbera. Da vino per palati poco esigenti, da serate in osteria - come nella canzone di Giorgio Gaber, “Triste con il suo bicchiere di Barbera / senza l’amore a un tavolo di un bar” - a grande rosso. L’azienda si chiama Braida, La Monella e il Bricco dell’Uccellone sono le etichette più famose. Raffaella, assieme al fratello Giuseppe, si definisce una “conservatrice dinamica”. E anche una “brasiliana con la nebbia dentro” secondo la definizione che un altro cantante, Bruno Lauzi, diede degli abitanti di Rocchetta dopo aver conosciuto la famiglia Bologna. Federico Carletti. Il vignaiolo dell’anno. Il paese è quello in cui il regista Luigi Magni ambientò In nome del Papa Re, il film con Nido Manfredi. A Montepulciano il Nobile ha radici secolari, lo si ritrova in una poesia di Francesco Redi del 1685. Il successo anche fuori dai confini italiani è arrivato di recente. E uno dei propulsori della nuova vita del Nobile, con l’azienda Poliziano. Ha preso il posto del padre Dino, che aprì la cantina negli anni Ottanta. Il suo Asinone è stato una svolta (e il punto di partenza) per un antico vino del futuro. Salvatore Geraci. Il vignaiolo resistente. Il suo capolavoro è stato il recupero di vigne della Doc Faro, affacciate sullo Stretto di Messina. Trent’anni fa collaborava con Veronelli sull’Etichetta, inimitabile trimestrale del vino. Il critico lo convinse a impegnarsi per evitare la scomparsa di una zona vinicola che nell’Ottocento era stata grande. Geraci si fece guidare dall’allora giovane enologo Donato Lanati. E Veronelli celebrò la rinascita del Faro scrivendo ammirato: “È nato il Romanée Conti d’Italia”. Richard Geoffroy. Una vita per il vino. Una carriera straordinaria nella cantina di Dom Pérignon. Lo chef de cave ha segnato, negli ultimi due decenni, la strada di una delle maison più importanti del mondo, seguendo il filo della poesia e della creatività. I suoi sono vini della gioia con un cuore di tenebra, creati per spingersi oltre al limite. Come la sua carriera.

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