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Corriere Economia / Corriere Della Sera

Made in Italy Strapagato Vale per tutti (tranne Telecom) ... La classifica delle cessioni. Nel 2010-2013 passate all’estero imprese per 45 miliardi. I casi positivi... Quattro miliardi per Bulgari e Parmalat, due per Loro Piana. In tre anni cedute 352 imprese... Alla tavola di casa nostra
nomi di tutto il mondo. È il settore che ora a più gola... I marchi italiani finiti all’estero sono tanti ma i ricavi che producono non arrivano al 20% del food made in Italy. Secondo Coldiretti l’invasione degli stranieri è allarmanti, secondo Federalimentare, invece, è un bene. “L’ingresso di capitale straniero ha il più delle volte favorito il progredire di molte aziende migliorandone la produttività o mettendo loro a disposizione canali distributivi sui mercati esteri”, dice il presidente Filippo Ferrua Magliani. A parte il tormentato passaggio di Parmalat alla Lactalis di Emmanuel Besnier, che aveva già Galbani e Invernizzi, altre vendite clamorose, dal punto di vista delle dimensioni, non ce ne sono state. Coldiretti stima in una decina di miliardi il fai turato dei marchi italiani finiti all’estero, cioè meno della metà dell’export alimentare nazionale (25 miliardi). Un saldo positivo se non lo si vede dal lato del prestigio perduto perché i marchi ceduti hanno decenni di storia o dinastie alle spalle, come Gancia, Pernigotti, Stock o Star. Gli spagnoli di Agroalimen (Gallina Bianca) hanno rilevato la proprietà di Star, fondata da Regolo Fossati nel 1948, la Fiorucci salumi fondata nel 1850 è andata alla Campofrio food holding s.l. e nei 2008 la Bertolli era finita al gruppo Sos che aveva già rilevato Carapelli e Sasso. Gli spumanti Gancia sono stati acquisiti invece dall’oligarca russo Rustam Tariko, il leader italiano dei pomodori pelati AR-Antonino Russo è finito alla Princes della giapponese Mitsubishi e la Pernigotti è stata ceduta dalla famiglia Averna a quella turca Toksoz.

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