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Corriere Economia / Corriere Della Sera

Vallarino Gancia: “Le nuove accise portano la tassazione al 50 per cento” ... Un sorso di birra su due, secondo i produttori, se lo beve il Fisco. In base ai provvedimenti decisi dal governo il settore dei distillati (birra e superalcolici) dovrebbe pagare all’erario, nell’arco dei prossimi anni, il 30 per cento in più di accise. È la cosiddetta tassa sull’alcol, con cui il governo punta a recuperare parte delle risorse pari 448 milioni, destinate alla copertura finanziaria del decreto “scuola”. Ma gli aumenti proprio non vanno giù all’intera filiera. Già messa in ginocchio da una difficile crisi congiunturale. Il primo rincaro scatta già adesso, a metà ottobre, il secondo a gennaio 2014 ed il terzo a gennaio 2015. Al di la del carico fiscale, e la tempistica che sta mandando su tutte le fuori i piccoli di spirits, perche gli aumenti cadono proprio sotto Natale ed in pieno periodo di vendemmia, quando bisogna pianificare la produzione, sapere quanto si può vestire, avendo un idea dei possibili introiti. “Nel 2012 il gettito delle tre categorie (birra, intermedi, spiriti) e stato intorno ai 950/970 milioni di euro. Adesso lo Stato, dagli alcolici, si attende un incremento di 13 milioni (comprensivi di aumenti bollo e di registro) che salirebbero ad oltre 300 milioni nel 2014”. Lamberto Vallarino Gancia, presidente Federvini (la federazione dei produttori Esportatori ed Importatori di Vini, Liquori, Sciroppi, Aceti), ritiene la stima del governo troppo ottimista, perché non tiene conto dell’impatto che gli aumenti avranno sui consumi degli italiani. “Aumentare le accise 4 ad ottobre e gennaio del 15 per cento vuol dire paralizzare il mercato di bottiglie e liquori proprio in vista del periodo do più redditizio dell’anno, il Natale. La gente rinuncerà a comprare bollicine e grappe perché troppo costose, preferendo le ad altri prodotti più a buon mercato. Gli aumenti faranno calare il mercato, mandando ancor più in sofferenza finanziaria le aziende produttrici”. L’industria degli aperitivi, acquaviti, amari e liquori immette sul mercato interno circa 170 milioni di litri per anno, per un valore al consumo di circa 6 miliardi di euro, ed esporta per circa 500 milioni di euro. Totalizzano un valore aggiunto di 13,2 miliardi di euro, pari allo 0,83 per cento del Pil italiano e versano allo Stato 8,5 miliardi tra tasse, Iva e accise. Anche se 1’Italia e tra i paesi Ue con le accise più basse, su un litro di alcool puro, con un valore di produzione di un euro, 1 accisa e di oltre 8 euro sulla quale poi si deve applicare anche l’Iva. E se i provvedimenti annunciati dovessero realizzarsi pienamente, l’incremento sarebbe notevolissimo. “Un punto in più di Iva su vini e spiriti, sul mercato nazionale costerebbe al settore almeno 90 milioni di euro in più - continua Gancia -. Bisognerebbe pensare a tassare i comparti in crescita, non settori così in difficoltà come le bevande alcoliche”. L’export per fortuna continua a galoppare, incrementando le vendite. “Si pensa di chiudere l’anno con un +8 per cento. Si vende sempre meno nei Paesi maturi, per lo più europei come Germania ed Inghilterra, mentre crescono Asia e Brasile. Il prosecco regge a livello internazionale, come gli spumanti dolci e moscati. Ma gli italiani tornano a preferire un buon bicchiere di vino secco bevuto in casa, più che nei locali” La crisi si fa sentire anche in queste scelte quotidiane.

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