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Corriere Economia

“E’ un settore ancora allergico alla burocrazia” ... Lo scarso successo dei voucher del vino... Uno dei feudi più inespugnabili del nero sta in campagna. L’agricoltura è da sempre uno dei settori che utilizza di più stagionali, “doppiolavoristi”, irregolari, insomma il popolo del sommerso. In particolare una delle specialità del lavoro agricolo irregolare è la vendemmia. Basti pensare che la scorsa stagione perfino in Emilia Romagna le uve sono state raccolte da almeno un 15 per cento di vendemmiatori in nero. “Si tratta di un lavoro particolare - spiega Fabrizio Marzi, enologo e responsabile della cantina Travaglino -. La vendemmia si svolge in un lasso di tempo molto ristretto e le cantine che, diversamente da noi, non sono attrezzate con un personale fisso, anche se stagionale, preferiscono ricorrere al sommerso”.

Persino quest’anno “l’abitudine sommersa” non è stata abbandonata, malgrado siano stati distribuiti, per la prima volta, i voucher dell’uva: buoni-vendemmia da 10 euro l’uno da distribuire a studenti e pensionati impiegati nella raccolta. Un esperimento fatto per provare a far emergere un po’ di lavoro nero. Risultato: i voucher sono stati molto utilizzati in Veneto (regione del ministro dell’Agricoltura Zaia) e molto poco in altre regioni.

“Ma il fallimento dell’esperimento - precisa Marzi - è semplicemente dovuto al fatto che il nostro è un settore difficile da burocratizzare. Probabilmente il sistema non era ancora oliato e ha procurato lungaggini inconciliabili con i tempi rigidi della vendemmia. Noi, come tante altre cantine, aggiriamo l’ostacolo affidandoci a storici vendemmiatori stagionali, in regola, che ci assicurano anche un alto standard professionale, che poi è quello che fa veramente la differenza durante la raccolta dell’uva”.

Dunque sui costi produttivi incide più la professionalità di chi vendemmia che il costo del lavoro? “La vera differenza sta tra la raccolta umana e quella meccanizzata: è quest’ultima che abbatte veramente i costi di produzione. in futuro la raccolta sarà sempre più meccanizzata, oggi possono permettersela le aziende con almeno 15 ettari, fra qualche anno ci riusciranno anche le cantine più piccole».

Per le previsioni di sviluppo dell’enologico non parlano solo di macchine ma anche di un settore che dovrà darsi nuove regole se vorrà competere su grandi mercati internazionali. “E vero, ci attende un futuro di cambiamenti: arriverà la stagione degli accorpamenti tra le cantine più piccole. Bisognerà ragionare in termini di quantità e volumi magari scegliendo i vitigni più apprezzati dai mercati internazionali”.

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