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Corriere Economia

Enologia Expo e Vinitaly, una doppietta storica ... Boscaini: “Raddoppiare l’export? Serve una rete distributiva unica” ... Sarà l’Expo la carta in più di questo 2015 per il mondo del vino italiano. Ne sono sicuri produttori e addetti ai lavori
italiani del settore. All’interno dell’esposizione universale il vino italiano avrà uno spazio tutto suo in cui raccontare territori, vitigni autoctoni e storie di produzione. Un contesto particolarmente favorevole considerato che il filo conduttore di Expo 2015 è la biodiversità, proprio quella che rappresenta una delle “armi” più affilate dell’enologia italiana.
“Nel padiglione Italia sarà raccontata la storia dei nostri territori
afferma Sandro Boscaini, presidente di Federvini . Niente meglio del vino può spiegare la storia, le tradizioni, la cultura di un’area geografica. Sarà una grande occasione di divulgazione. Per far capire, a italiani e stranieri, perché certi vitigni sono speciali, perché alcune coltivazioni non hanno pari nel mondo. Si tratta di una vetrina divulgativa e non di business. Non sarà una replica del Vinitaly ma qualcosa di molto diverso”.
Però Expo dovrà diventare un trampolino per il business. Anche perché il comparto ha progetti ambiziosi per il futuro. Il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina ha da poco affermato che si attende che l’enologia italiana sia capace di raddoppiare il suo fatturato da export entro il 2020. Attualmente il comparto ricava 5,1 miliardi dalle vendite all’estero, l’Italia infatti è il primo esportatore al mondo per volumi e il secondo per valore.
“In effetti l’obiettivo è molto ambizioso sorride Boscaini passare da 5 a 10 miliardi di export in cinque anni sarebbe un’impresa, ma è bene alzare l’asticella per inseguire traguardi importanti. Cina e Usa possono garantirci un ulteriore salto di qualità ma andranno fatti i passi giusti: primo fra tutti la creazione di una rete distributiva che serva tutto il sistema enologico italiano. E poi servono accordi internazionali che facciano calare i dazi, tanto negli Usa quanto in Cina, per rendere competitivi i prezzi dei nostri vini”.
Se l’export è la chiave per lo sviluppo futuro, le coltivazioni di qualità rappresentano il tratto distintivo della produzione italiana rispetto a quelle del resto del mondo. Un caso emblematico è quello di Trento Doc, unico metodo classico cli montagna. “Non si tratta di una trovata di marketing - precisa Enrico Zanom, presidente dell’Istituto Trento Doc ,si tratta di “bollicine di montagna” la cui qualità è affidata a un severo disciplinare di produzione, che fissa rigidi canoni e controlli lungo tutta la filiera. Abbiamo condotto una ricerca di tre anni, con l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, per costruire una banca dati delle caratteristiche organolettiche del nostro territorio e poter dare piena garanzia dell’impronta che la montagna del Trentino conferisce alle uve e che da oggi è tracciabile con grande accuratezza fin dentro alla bottiglia. Produzioni di questo tipo ci rendono competitivi e non omologabili sul mercato globale”.
Senza dimenticare però le “spine” che ancora affliggono il settore: burocrazia, accise e Imu agricola. “Sono tre pesanti zavorre ricorda il presidente di Federvini -. L’Imu agricola crea un caos normativo e altera la concorrenza tra chi produce in pianura, e paga di più, e chi in altura Al 9 ottobre 2013 l’accisa sui vini liquorosi (e sui vini aromatizzati) era pari a 68,51 euro per ettolitro di prodotto: al termine dei quattro provvedimenti di aumenti, al l gennaio 2015 l’accisa ha raggiunto il livello di 88,67 euro per ettolitro. Un balzello che penalizza l’intero settore degli spirits. Ma qui sono compresi anche liquori tipici, vini liquorosi e amari che rappresentano parte della nostra storia e che rischiano di sparire o essere pesantemente ridimensionati. Infine c’è la questione della burocrazia: c’è grande attesa per la riforma della normativa di settore, per l’effettiva semplificazione. Solo dopo questi interventi si potrà seriamente puntare al raddoppio delle esportazioni. Se un sistema vuole crescere servono riforme strutturali. La qualità del prodotto da sola non basta”.

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