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Corriere Fiorentino

Un’impennata nel prezzo delle uve. A Montalcino 500-550 euro al quintale … Stessa tendenza nel Chianti Classico. Gori (Gallo Nero) : “Crescita qualitativa”… Nel balletto stagionale sulla qualità della vendemmia, c’è il mercato che sembra apprezzare le uve appena raccolte. Lo dicono i numeri: il prezzo dell’uva è cresciuto e non di poco. A Montalcino per un quintale d’uva del 2021 Si pagavano tra i 400 e i 45o euro, mentre quest’anno tra 500 e 550, con aumenti fino a zoo euro, riferiscono fonti del Consorzio. Il Chianti Classico veniva scambiato lo scorso anno a 170 euro al quintale, mentre quest’anno oscilla tra 210 e 230, “ma siamo arrivati anche a 250 euro, solo che a quella cifra per esempio io non compro” dice il dirigente di un grande gruppo. Si tratta di aumenti che non possono spiegarsi col semplice aumento del gasolio agricolo o dell’inflazione, data l’entità. Da una prima analisi del dato emerge, grazie ai numeri forniti dall’Associazione nazionale degli enologi, un aumento di produzione in Italia del 12%. Numeri di certo sproporzionati almeno per quanto riguarda la Toscana. “La produzione da noi è stata stabile, sostanzialmente equivalente a quella del 2021 che era stata già abbondante, pari a 286 mila ettolitri”, spiega il direttore del Consorzio del Chianti Classico, Carlotta Gori. “Al Nord ha piovuto molto più che in Toscana, è in quelle zone che bisogna andare a ricercare il surplus di produzione del 2022 - aggiunge —Credo che l’aumento del prezzo delle uve nel Chianti Classico, a Bolgheri o a Montalcino sia dovuto alla crescita qualitativa di queste denominazioni, il prezzo medio delle uve in Toscana non è cresciuto e Docg come il Chianti sono al contrario in diminuzione”. Anche a Montalcino la produzione è stata stabile. “L’aumento delle uve è significativo di una buona qualità della vendemmia. Le piogge di luglio hanno dato equilibrio alle viti. È vero, all’inizio c’era titubanza, ma oggi vediamo dai prezzi che la domanda c’è ed è forte”, dice Fabrizio Bindocci, presidente del Consorzio del Brunello. “Se una singola azienda ha perso il 5 o l’8% per la siccità è ovvio che va sul mercato a comprare l’uva. Ma il fatto che si compri l’uva anziché lo sfuso, da una parte consente di scrivere “prodotto e imbottigliato all’origine”, dall’altro permette alla singola azienda di gestire l’uva secondo lo stile di vino che ha la cantina”. C’è un altro fattore a giocare a favore del prezzo delle uve. “Oggi la nostra denominazione — aggiunge Carlotta Gori del Chianti Classico — può contare nel 52% di vigneto biologico, quindi la percezione della qualità è maggiore anche se le uve certificate non sono quotate”. Su parte dei vigneti del Gallo Nero, nella fascia tra San Casciano, Greve e Panzano quest’anno ha anche grandinato. Si parla di circa 2/300 ettari. “Non credo si superi una cifra di zoo ettari e comunque non è una quantità che potrebbe aver spostato il prezzo delle uve in tutta la denominazione — conclude Gori — Credo che la crescita del valore della produzione, non solo della manifattura, ovvero della cantina, sia un risultato auspicato e significativo per la crescita di tutta la filiera”.

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