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Corriereconomia / Corriere Della Sera

Enologia, meno chimica, chip e satelliti tra le viti ... Forti investimenti per ridurre gli sprechi e aumentare la qualità ... Piccoli player e grandi gruppi scommettono su ricerca e sviluppo ... Il vino è, in assoluto, uno dei prodotti più complessi e dall’esito più incerto. Per ridurre il rischio, sono sempre più numerose le cantine che investono in innovazione tecnologica per attenuare le variabili imponderabili puntando alla migliore lavorazione qualitativa. Ecco perché nelle vigne e nelle cantine compaiono microchip, computer, macchine di alta precisione e sperimentazioni tecnologiche. Un fenomeno che riguarda i grandi gruppi ma anche le piccole cantine che hanno compreso quanto questo fenomeno possa essere produttivo. Per esempio, una delle iniziative più innovative realizzate in questi anni in vigneto è il progetto Magis, adottato oggi da circa 100 cantine. Prevede due azioni: la viticoltura di precisione attraverso l’utilizzo di un satellite e la vendemmia con macchine “intelligenti”. Attraverso l’utilizzo di un satellite viene fotografata la chioma delle piante del vigneto e, in base alla colorazione, si capisce lo stato di salute. Sulla base di questi dati si definisce quanto e come concimare. Ciò consente di ridurre l’impatto ambientale perché si interviene solo dove necessario. A puntare forte sulla viticoltura di precisione è il Gruppo italiano vini che non lesina investimenti sulla tecnologia. “Si tratta di una scelta di campo precisa - afferma Christian Scrinzi, direttore enologico del gruppo Giv la tecnologia deve servire a produrre vino nel mo do più naturale possibile. Ecco perché dal 2009 nel territorio del Chianti utilizziamo “Navi-selection”, un dispositivo che si caratterizza per la presenza sulla vendemmiatrice di un nastro selezionatore che viene comandato da un segnale gps, sulla base di mappe caricate nel terminale della macchina. Si tratta di un prototipo che abbiamo appositamente chiesto alla Volentieri e che da due anni seleziona le uve in maniera mirata, scientifica ed innovativa. questi supporti telematici ci permettono di ridurre sensibilmente l’uso della chimica”
Un concetto assimilato, e perseguito anche dall’associazione che riunisce i produttori dell’area storica per il Prosecco, le colline di Conegliano Valdobbiadene, che ha avviato una sperimentazione. Grazie alla realizzazione di un prototipo, sarà messa a punto una macchina che tratta il vigneto con acqua elettrolizzata, cioè acqua addizionata di ozono. Un altro sistema per sostituire i trattamenti con i fitofarmaci, necessario attualmente per combattere le malattie della vita. Obiettivo ultimo? Eliminare la chimica in vigneto. Anche la casa vinicola Zonin da tre anni lavora su uno sviluppo tecnologico: si chiama “Vitebio” ed è un progetto ideato dall’Università Cattolica di Piacenza che studia i dati previsionali di malattie in vigna. Una sperimentazione attuata sulle capannine meteorologiche posizionate nei vigneti di Cabernet Sauvignon e Merlol a Rocca di Montemassi in Maremma e di Nero d’Avola al Feudo Principi di Butera in Sicilia ha permesso di far progredire la ricerca, oltre a produrre le prime vinificazioni realizzate in base a questa tecnologia.
E poi c’è anche chi persegue gli stessi obiettivi utilizzando una “tecnica filosofica” senza tecnologia: si tratta di Barone Pizzini, l’azienda bresciana che, oltre al Franciacorta, produce un Verdicchio marchigiano biodinamico. “E l’omeopatia applicata all’agricoltura sorride Silvano Brescianini, direttore generale della cantina bresciana . Per applicare la biodinamica ai vigneti serve studio, ricerca e applicazione. Non siamo contro la tecnologia, semplicemente percorriamo un’al tra via che porti alla coltivazione di qualità senza l’uso della chimica. Il clima sta cambiando e le tecniche devono adeguarsi”. Microchip e filosofia contro la chimica.

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