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Corriereconomia / Corriere Della Sera

Made in Italy il vino giovane che piace tanto agli stranieri ... Si abbassa l’età media degli imprenditori e cresce l’export ... Esistono settori vocali alla sperimentazione cli modelli che possono essere adottati su scala più ampia. In tal senso quello dell’enologia italiana è uno tra i laboratori più efficaci per lo sviluppo del made in Italy. Nel 2012 l’export del vino è salito a 4 miliardi e 655 milioni di euro dai 4 miliardi e 300 milioni registrati nel 2011. Il tutto consolidandosi nei Paesi tradizionali (Usa, Regno Unito e Germania), ma sperimentando con sempre maggiore convinzione anche gli emergenti. La capacità di affinare la qualità, e crescere all’estero, si accoppia a un altro elemento non troppo diffuso nella nostra economia: il mondo del vino accoglie i giovani. Sono molti a lavorare nell’enologia e sono tante persino le cantine che si affermano grazie a giovani di prima generazione (che non hanno ereditato l’azienda dai padri). “Un recente censimento delle imprese agricole dimostra spiega Carlotta Pasqua, presidente dell’Agivi, Associazione giovani vinicoli italiani che gli imprenditori under 35 del settore sono circa il 3% mentre in Europa siamo su una media del 6%. Significa che c’è ancora molto da fare per dar spazio ai giovani, anche se non bisogna dimenticare che numerose aziende vitivinicole hanno una gestione familiare, quindi, è evidente che spesso la guida dell’azienda è condivisa con le giovani leve”. In effetti non si tratta di numeri assoluti, ma di una tendenza consolidata: le cantine giovani funzionano e piacciono soprattutto all’estero. E i giovani che si accostano all’enologia sembrano avere alte possibilità di inserimento e di crescita professionale. “Le potenzialità del comparto sono molte ammette Pasqua-. Secondo recenti dati pubblicati dal Censis, a raggiungere il diploma in enologia è il 90% degli studenti iscritti, il 46% prosegue gli studi all’università e il 44% si laurea in una disciplina legata al vino. Dopo gli studi il 41% trova un lavoro nel settore, il 2000 assume un ruolo imprenditoriale nell’azienda di famiglia. Soltanto il 100o di questi studenti non riesce a trovare un lavoro nel settore”. Probabilmente il fatto che il settore vinicolo sia meno intasato da rendite di posizione e lobby di potere, lo ha reso più adatto all’affermazione di giovani imprenditori o di altri provenienti da diversi settori economici. “In effetti questo è un fattore rilevante concorda Diego Cusumano, quarantenne siciliano a capo dell’azienda di famiglia insieme al fratello -. Nel nostro settore ci sono le aziende storiche ma anche quelle che hanno effettuato il salto di qualità grazie alla guida di giovani. Io i miei colleghi coetanei delle altre cantine li trovo in giro per il mondo, li vedo sempre in movimento alla ricerca di perfezionamento sulla qualità del prodotto e sulla capacità di pro muoverlo. Se l’Italia enologica resta competitiva sui mercati di tutto il mondo, Io deve anche allo slancio di giovani imprenditori che non lasciano nulla al caso e rilanciano sempre. Noi, nel nostro piccolo, lo abbiamo fatto acquisendo due tenute sull’Etna per produrre anche su quel territorio magico, che ci mancava, completando l’offerta siciliana che proponiamo ai mercati stranieri”.
Export e territorio sembra essere la formula vincente da Nord a Sud, non a caso al recente Vinitaly, l’unico italiano ad aggiudicarsi la “Gran Medaglia d’Oro” è stato il Verdicchio dei Castelli di Jesi Vigna Novali della cantina marchigiana Moncaro. “Oggi più che mai i mercati esteri richiedono ai produttori italiani il massimo della qualità per una platea di appassionati in continua crescita
afferma Donano Marchetti, presidente di Moncaro -. Ed è proprio la qualità che ci ha portati a esportare il 60% della produzione sia nei mercati consolidati, sia in quelli emergenti”.

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