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Allegrini 2018

Corriereconomia / Corriere Della Sera

Il segreto per fare affari tra le vigne vince l’azienda di casa ... Le dimensioni contano. Ma nel mondo del vino altri fattori valgono anche di più. Sono le storie delle famiglie-vignaiole che da generazioni conducono le aziende con passione, tenacia e un pizzico di follia. Perché il vigneto è tanto bello quanto costoso e il ritorno in termini di capitale è lento, specie se il mercato è asfittico e competitivo. Eppure, le famiglie del vino italiano sono la: non un passo indietro e la valigia in mano a portare in giro per i continenti i loro vini e la suggestione delle loro terra. Gente in gamba che opera con la testa e con il cuore e ha creato vini che sono l’immagine del made in Italy nel mondo. Chi sono?
In 18 sono protagoniste della classifica che raccoglie le famiglie con più vigneti: dopo Antinori, Zonin e Frescobaldi, sempre sul podio, e Banfi, la maggiore azienda di Montalcino, guidata da Enrico Viglierco, che appartiene alla famiglia italo americana Mariani e sta crescendo a ritmi superiori alla media. Seguono tre cantine siciliane: Cusumano (ha aumentato di 2’ ettari i suoi vigneti e vanta un’alta redditività), Tasca d’Almerita (storica griffe guidata da Lucio Tasca, con i figli Alberto.e Giuseppe, possiede cinque tenute che abbracciano tutta l’isola e produce vini di rango), Planeta: giovane e titolata cantina guidata dai cugini Alessio, Francesca e Santi, si è sviluppata in tutte le aree più vocate della Sicilia. Bertani Domains è proprietà della famiglia dei produttori farmaceutici Angelini: sotto la regia di Emilio Pedron, il gruppo sta mettendo a punto la sua strategia di sviluppo che passa anche attraverso nuovi acquisti:
in dirittura d’arrivo quello della marchigiana Fazi Battaglia,100 ettari di vigneti nell’area del Verdicchio. Ha il vino nel suo dna la nota famiglia Boscaini, Sandro con i figli Alessandra e Raffaele, proprietaria della Masi agricola:
portabandiera dei vini veneti oltre confine, l’azienda è in procinto di quotarsi in Borsa con la consulenza di Ambromobiliare.
La rosa di cantine “grandi vigne” comprende ancora la campana Feudi di San Gregorio guidata da Antonio Capaldo (forte presenza al sud e crescita vivace), Terra Moretti, dell’omonima famiglia di imprenditori bresciani (con aziende in Franciacorta e in Toscana affidate alla gestione cli Francesca Moretti), Lungarotti in Umbria (le due sorelle Chiara e Teresa sono cresciute, a pane e vino), Argiolas in Sardegna (Valentina e Francesca guidano un’azienda che ha portato la Sardegna nel mondo), Allegrini in Veneto (Marilisa con la nipote Silvia é il fratello Franco, sono alla testa di un polo che ha vigneti anche in Toscana) e Umani Ronchi della famiglia Bernetti nelle Marche (Michele con il padre Massimo sono riferimenti della viticoltura marchigiana). Completano la rosa tre aziende toscane. La più grande è Cecchi dei fratelli Cesare (presidente) e Andrea (amministratore delegato): ha appena allargato la sua proprietà nel Chianti classico ed è tra le realtà che stanno crescendo con più costanza e solidità. Segue Rocca delle Macie della famiglia Zingarelli, tra le più dinamiche della regione e infine la Barone Ricasoli è la griffe che ha fatto la storia del Chianti classico ed è oggi proiettata all’estero (81% del fatturato). Finito? Macché. A eccezione di Ruffino, sono tutte aziende a proprietà familiare anche quelle che sfoggiano gli indici di redditività più elevati. questa ambita graduatoria è dominata quest’anno dalla Tenuta San Guido del marchese Nicolò Incisa della Rocchetta, ovvero il produttore del mitico Sassicaia, il rosso cult, tra i più famosi e quotati al mondo. E’ lui che, con un rapporto tra ebitda e fatturato del 59,2%, scavalcai cugini Marchesi Antinori, titolari del 41,6%. Al terzo posto Cusumano, seguita da Marchesi de’ Frescobaldi che ha migliorato il suo rapporto di due punti, fino al 30,3%. Al quinto posto le Cantine Ferrari della famiglia Lunelli: la maison spumantistica trentina, guidata dal cugini Matteo, Marcello, Camilla e Alessandro, è una presenza fistu di questa graduatoria. Così Falesco della famiglia Cotarella, Guido Berlucchi della famiglia Ziliani (maggiore cantina in Franciacorta), Umberto Cesari (solida cantina romagnola guidata da Giamnaria Cesari), Barone Ricasoli e Donnafugata, importante griffe siciliana della famiglia Rallo. Tre i nuovi ingressi 2014: Planeta, Allegrini e Castellani. quest’ultima è una new entry: 6 tenute in Toscana per 190 ettari di vigneti, la centenaria azienda di Piergiorgio Castellani è anche la pioniera in Italia dell’utilizzo dell’innovativo tappo Helix, primo tappo di sughero che si avvita e si svita, creato da Amorim group. La graduatoria dei maggiori incrementi sul mercato domestico trova ben piazzate la new entry tarantina Varvaglione, vigne e vini, (realtà pugliese emergente è guidata da Cosimo e Maria Teresa Varvaglione oggi affiancati dalla figlia Marzia) e la Marchesi di Barolo della famiglia Abbona. Tra i maggiori esportatori spicca la veneta Pasqua, da 90 anni in trincea:
nella cantina veneta operano ora a tempo pieno i cugini Riccardo, Alessandro, Carlotta, Cecilia e Giovanni, figli e nipoti del presidente Umberto Pasqua. Un esempio concreto dell’impegno e dell’entusiasmo contagioso di cui sono capaci i giovani scesi in campo in tante cantine italiane. Altre prove? Alla Marchesi di Barolo, Valentina e Davide Abbona sono lanciatissimi accanto a mamma Anna e papà Ernesto. Così come alla Falesco, le cugine Dominga, Enrica e Marta, presa in mano la gestione, stanno registrando risultati da far impallidire i genitori e zli superstar, Renzo e Riccardo Cotarella.

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