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Corriereconomia / Corriere Della Sera

Vino & affari, ma dove vai se il turista non ce l’hai ... Finita la vendemmia, per il mondo enologico italiano è già tempo di bilanci. Da qualche anno però non si parla più soltanto di quantità, bottiglie e qualità della vendemmia: il business del vino è molto più ampio e sempre più legato al turismo. Il movimento turistico legato all’enologia esiste ormai da più di un decennio e fa segnare numeri crescenti così come tutto il comparto: coinvolge 3,5 milioni di persone ogni anno e il fatturato è stimato in 2,5 miliardi di euro ma con un giro d’affari indotto che ne vale altrettanto.
Un universo di piccole e medie imprese che sviluppa la sua competitività anche grazie al turismo aumentando rapidamente il raggio d’azione del core business e la tipologia d’impresa. “Il nostro enoturismo spiega Carlo Giovanni Pietrasanta, presidente del Movimento turismo del vino
con il suo giro d’affari da 5 miliardi di euro, è un comparto vincente ed è il miglior veicolo di comunicazione del nostro settore. Un testimonial importante del made in Italy che ad oggi non trova ancora una casa e neanche una legge quadro e soffre di un dualismo tra turismo e agricoltura che sembra paradossalmente essere un disvalore agli occhi delle istituzioni. Occorre quindi superare questa empasse, seguendo l’esempio dei nostri cugini francesi, che hanno recentemente annunciato un ingente investimento per promuovere il turismo del vino, considerato un tesoro nazionale”.
qualche passo in avanti però è stato compiuto: per esempio l’annuncio della cancellazione dell’imu e dell’Irap agricola dal prossimo anno, una free tax che neanche i francesi possono vantare. “Ma dai francesi abbiamo tutto da imparare in materia di enoturismo - obietta Pietrasanta
Basta guardare come è fatto il sito Italia.it che non ci rappresenta e per questo vogliamo curarne i contenuti. Chiediamo perciò maggiore attenzione da parte del ministero delle Politiche agricole, a partire dal prossimo Testo unico del vino. Servono strumenti concreti per incrementare le enormi potenzialità di questi due comparti che sanno fare sinergia a tutti i livelli, il mondo enologico italiano ha dimostrato di saper fare turismo di altissimo livello ma anche a portata di famiglie. Credo che sia uno dei pochi settori che dimostri anche capacità di fare sistema”. In tal senso Assovini Sicilia rappresenta un modello da imitare, una squadra di produttori di piccole, medie e grandi dimensioni, uniti dalla stessa filosofia: insieme hanno deciso di affrontare in modo efficace le sfide del mercato e di rafforzare la voce del mondo produttivo nei confronti delle istituzioni. “Il vino di qualità ha certamente contribuito ad accrescere l’appeal della regione
- spiega Francesco Ferreri, presidente di Assovini e a farla conoscere anche oltre confine, per le proprie bellezze e la propria storia oltre che per la qualità dei vini. Proprio questo stretto legame tra le coltivazioni vinicole e il turismo ha portato le aziende socie di Assovini Sicilia ad investire nell’accoglienza, creando infrastrutture, percorsi, eventi, tanto che ben il 93% dei soci dispone di spazi dedicati ai visitatori ed il 40% di ricettività alberghiera, mentre il 68% offre servizi di ristorazione”.
Resta da capire se l’alleanza regionale possa reggere su scala nazionale. “ Ne siamo certi - afferma Ferreri - è in corso un cambio generazionale che ci aiuterà a fare squadra e a presentarci ai mercati internazionali in maniera più omogenea. La diversità dei territori e delle realtà aziendali deve trasformarsi in un punto di forza”.

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