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Corriereconomia / Corriere Della Sera

Quel brindisi con Alibaba che apre le porte d’Oriente ... Connettere le aziende italiane ai nostri 434 milioni di clienti in Cina e ai 2 miliardi che contiamo di raggiungere nel Sud-est Asiatico entro un decennio, questo è l’obiettivo che ci poniamo ed è anche l’occasione che offre il nostro evento dedicato al vino del 9 settembre”.

Rodrigo Cipriani Foresio, 53 anni, fiorentino, dal 2015 è country manager per l’Europa meridionale di Alibaba, il gigante dell’e commerce di Hangzhou, con un fatturato annuo di circa 500 miliardi di dollari, 10 milioni di aziende presenti sulle sue piattaforme e un miliardo di prodotti in vendita.

Dalle 9 del mattino alle 9 di sera di venerdì, tutti i portali della multinazionale cinese si trasformeranno in una vetrina per il vino e gli spirit provenienti da 50 Paesi. “Un’iniziativa unica, che rappresenta una grande occasione per le cantine italiane. I cinesi sono appassionati di questi prodotti - racconta il manager -. Basti pensare che solo lo scorso anno in sei milioni hanno acquistato vino rosso sulle nostre piattaforme. In questa partita però l’Italia è ancora molto indietro,

nonostante sia il primo produttore al mondo, la sua quota di mercato in Cina rappresenta appena il 6%. mentre quella della Francia supera il 50%. Allo stesso tempo questo dà anche la misura di che grande opportunità di crescita ci sia”. L’iniziativa è stata annunciata il 10 aprile scorso al Vinitaly di Verona dal fondatore del colosso cinese in persona, Jack Ma, nel corso di un colloquio con il premier Matteo Renzi, al quale è seguita anche una promozione speciale dei prodotti italiani sui portali di Alibaba per la festa della Repubblica, un’occasione non comunemente offerta dalla piatta forma. I due si sono incontrati nuovamente anche domenica scorsa, a margine del summit del G20 nel campus di Alibaba a Hangzhou.

“Ancora quattro mesi fa un’unica cantina italiana aveva uno store sulle nostre piattaforme, oggi con 50 cantine presenti, e 500 etichette siamo il secondo paese per rappresentanza di mar che e molte altre si aggiungeranno presto”, spiega Foresio Cipria ni. La loro provenienza copre tutto il territorio nazionale, si va dalla trentina Mezzacorona, all’Iswa, con le sue sette cantine consorziate in Piemonte, Umbria, Campania, Toscana, Sicilia e Veneto. A facilitare queste aziende nell’approdo sulle piattaforme online, tra documenti e certificazioni indispensabili per entrare nel mercato cinese, è stato l’ufficio che Alibaba ha inaugurato in Italia nove mesi fa, il primo in Europa, con lo scopo di affiancare gli imprenditori e spiegare loro il modello di business offerto dalla società di e-commerce.

Al momento sui due portali del gigante di jack Ma - Tmall Classic, per le aziende che hanno sede in Cina, e Tmall Global, per quelle che vi vendono solamente -, sono 110 gli store ufficiali di brand italiani. “I settori principali sono: food, fashion e furniture, che caratterizzano l’Italia. Ma sono presenti, ad esempio, anche Pirelli, De Longhi, Maserati”. Numerosi prodotti made in Italy sono però venduti anche da catene distributive straniere. Da qualche mese sulla piattaforma è arrivato anche il gruppo Iper, il primo della grande distribuzione italiana a debuttare sulla piattaforma.

Ma l’attenzione per l’Italia di

Alibaba va oltre la semplice vendita. “Pochi giorni fa, abbiamo siglato con il Mipaaf - aggiunge il manager - un accordo ufficiale per tutelare dalle contraffazioni sulle nostre piattaforme nove prodotti italiani: Parmigiano, Pecorino, Gorgonzola, Asiago formaggio, Olio extra-vergine toscano, Aceto balsamico, Prosecco. Mozzarella di bufala campana e Chianti Docg. Si tratta della prima intesa su questo fronte mai raggiunta con un Ministero”.

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