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Corriereconomia / Corriere Della Sera

La nostra cantina lunga come l’Italía Tommasi e le sue tenute, dal Veneto fino a Puglia e Basilicata ... Mescolare affetti familiari e business è un esercizio complesso che richiede abilità particolari. Perché bisogna tenere in equilibrio contabilità e rapporti personali. Quando, però, l’operazione riesce, i risultati positivi non mancano. Come accade alla famiglia Tommasi, proprietaria dell’omonima società vitivinicola veneta, che nel 2015 ha registrato un giro d’affari di 26 milioni, con un incremento del 5% rispetto all’anno precedente. Inoltre le previsioni sul 2016 annunciano un’ulteriore crescita dei ricavi del 7,5% e 3,2 milioni di bottiglie di vino prodotte grazie a sei tenute agricole sparse tra Veneto, Lombardia, Toscana, Puglia e Basilicata, che realizzano l’Amarone della Valpolicella, Pinot nero, Brunello di Montalcino, Rompicollo, Dionysos Primitivo e Don Anselmo. Etichette che contribuiscono a realizzare un fatturato ottenuto al 90% attraverso l’export in 70 paesi. In particolare Stati Uniti, Canada, paesi scandinavi, Germania, Svizzera, Cina e Giappone. “Il principale obiettivo - racconta Dario Tommasi, presidente - è trasmettere il nostro Dna a ognuna delle tenute che abbiamo acquisito in giro per l’Italia. Significa che puntiamo soprattutto sulla qualità dei prodotti e sul rispetto della natura. Ecco perché contiamo, entro cinque anni, di realizzare una produzione biologica”. Ci sono, però, altre caratteristiche che non è semplice trovare. “Se l’attività vitivinicola, sorta nel 1902, è giunta alla quinta generazione - spiega Tommasi - è perché la nostra famiglia fa tesoro di una riflessione fondamentale: non c’è successo che duri nel tempo senza la passione per il proprio lavoro e l’umiltà. Doti che vanno abbinate al rispetto degli impegni presi con il mondo creditizio”. Quelle risorse finanziare necessarie per far partire nuovi progetti imprenditoriali. “Crediamo molto nello sviluppo dei mercati asiatici - continua Tommasi -. Oggi rappresentano l’8% delle nostre esportazioni ma pensiamo che possano crescere ulteriormente. Ne siamo così convinti che abbiamo deciso di assumere un export manager italiano che possa operare con efficacia in quell’area. Anche se non è facile competere con le aziende francesi del settore che da molti anni hanno consolidato i rapporti commerciali con Cina e Giappone”. Gli investimenti, però, non si fermano di certo qui. “Nei prossimi tre anni - aggiunge Tommasi - impiegheremo risorse secondo le necessità delle tenute: dal reimpianto di alcuni vigneti all’aumento della capacità d’affinamento dei vini”. Progetti che sottolineano un’attività senza soste. “Chi ci cerca - conclude Dario Tommasi - sa dove trovarci. Vigne e cantine sono il nostro habitat naturale”.

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