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Corriereconomia

Vino. Un’ottima annata: export al record storico ... Nel 2011 la bilancia commerciale è tornata positiva per 1,4 miliardi L’export ha superato i 31,4 Venduti prodotti di qualità a prezzi più alti ... Il vino italiano fa scordare la crisi. I dati del 2011 lo dicono chiaramente: lo sforzo effettuato dalle cantine tricolore (quasi sempre piccole e medie realtà) ha pagato in termini di ripresa. E così, mentre a Verona in questi giorni il Vinitaly mette in vetrina le nostre eccellenze, i consuntivi del 2011 ci dicono che, dopo un lungo periodo di recupero, la bilancia commerciale della nostra enologia è tornata positiva per 1,4 miliardi euro: il valore delle esportazioni ha raggiunto i 31,4 miliardi contro i 29,9 delle importazioni. “Le nostre aziende enologiche hanno prodotto un grandissimo sforzo - afferma Gianni Zonin, presidente di uno dei più grandi gruppi enologici italiani -. Anche i più piccoli hanno imparato ad esportare in tutto il mondo e lo facciamo con vino con una media qualitativa molto alta. Siamo primi esportatori di vino al mondo superando rivali storici come la Francia e nuovi avversari come Sudafrica, Cile e Australia”. L’andamento del valore medio degli ultimi anni offre una sintesi del travaglio attraversato dal vino, e in quest’ottica il 2011 sancisce il definitivo recupero dei livelli del periodo pre-crisi. Gli aumenti del valore medio registrati nell’intero rimangono contenuti in pochi punti percentuali: vino in bottiglia +2,9%, spumante +3,3%, prodotto sfuso +6,9%. “Il valore di export del vino nel mese di dicembre ha raggiunto i 399 milioni di euro - segnala Giuseppe Martelli, direttore di Assoenologi contro i 383 del 2010; i volumi mostrano una decisa flessione -8,1% passando da 2 milioni e 168 mila a 1 milione e 993 mila ettolitri. Il che significa che le nostre aziende sono state particolarmente capaci di vendere vini di qualità a prezzi più alti. L’anno si è chiuso con una ricca serie di soddisfazioni per il vino italiano. Valori, volumi e dati medi unitari record, insieme alla crescita dei mercati dei paesi terzi, sono gli elementi più qualificanti di un successo costruito giorno dopo giorno”. Qualche dubbio in più, per il futuro, deriva dai mercati europei: il rigore imposto dai criteri di risanamento dei bilanci degli stati membri della Ue, secondo gli esperti del settore, avrà un effetto depressivo sui consumi in tutta l’area dell’Unione ed è prevedibile un’ulteriore contrazione della domanda, che nel lungo periodo potrebbe avere conseguenze anche nelle economie in espansione. “Il 2011 è stata un’annata molto intensa e positiva - fa notare Zonin -. Ma non si può pensare di tenere sempre questi ritmi e di continuare a crescere in eterno. Il 2012 sarà un anno di flessione, anche perché la vendemmia del 2011 è stata una delle più scarse degli ultimi 50 anni. E per certi versi un piccolo stop potrebbe essere persino utile perché servirà a bilanciare domanda e offerta. Sarà importante per i produttori non cedere alla tentazione di far salire alle stelle i prezzi. Sarebbe una mossa non gradita ai mercati e si rischierebbe di pagare un conto molto salato”. Ad addolcire le prospettive per il futuro ci sono i dati che arrivano dall’occupazione nel settore enologico. Oggi, come evidenziato da una ricerca commissionata dall’Associazione italiana sommelier, il settore enologico italiano dà lavoro a 210 mila addetti, di cui 50 mila sono giovani. In Italia sono circa 100 mila le aziende guidate da giovani under 35 e .il 25% è gestito da donne. Complessivamente, il settore dà lavoro a un milione e 200 mila persone, se si considera anche l’indotto. Basti pensare che i neo diplomati o laureati nel settore enologico trovano lavoro per il 61% dei casi in meno di 3mesi, il 29% tra 3 e 12 mesi. Ai vertici della classifica delle regioni italiane troviamo il Veneto che nel 2011 ha prodotto un miliardo di bottiglie, offrendo le maggiori opportunità occupazionali ai giovani. E di questi tempi non è poco.

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