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D / La Repubblica

... Non dire a un cileno di quel “Malbec bottled in Buenos Aires...” ... Quante guerre sono scoppiate per una bottiglia di vino? Poche per ora. Eppure il vino, come un eroe di cui ci si litighino i natali o un confine contestato, può diventare uno dei fattori su cui due paesi si fanno guerra: almeno in termini culturali e commerciali. È quello che sta succedendo fra Cile e Argentina. Da tempo i due vicini-rivali sono divisi: sulla bravura dei rispettivi artisti, sul turismo. Ora a separarli ci si è messo anche il vino. Il primato è stato a lungo dei cileni. Ora gli argentini vogliono riguadagnare terreno: hanno iniziato a produrre e i loro rossi - dicono gli esperti - non sono niente male. Così, complici i prezzi più bassi, stanno togliendo spazio ai vini cileni. Di qui le polemiche: a Buenos Aires accusano i vicini di snobismo, di praticare prezzi alti, di non essere all’altezza della reputazione del passato. I cileni rispondono trattando i rivali come cugini poveri desiderosi di rivalsa. In mezzo ci siamo noi: modesti bevitori, magari non troppo esperti di geografia, ma chiamati a fare attenzione. Provate a dire a un cileno che quel Malbec “bottled in Buenos Aires” che avete bevuto qualche tempo fa era buonissimo: sarebbe come dire a una francese che il Chianti è migliore del Bordeaux. Con tutte le conseguenze che potete immaginare.

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