Carlo Petrini “non morirà”: l’eredità che lascia è un tesoro troppo grande per disperdersi dopo la sua scomparsa. Perché Slow Food è tra i più importanti movimenti mondiali nati dal basso, perché Carlin lascia dietro di sé un solido nucleo di resistenza, forse il più dinamico a livello globale, e perché, come amava dire il magistrato vittima della mafia Giovanni Falcone, “le idee non muoiono mai”. E, attorno al cibo buono, pulito e giusto ed al diritto al piacere, per tutti, sono tanti i suoi sogni e le sue visioni, le sue riflessioni ed i suoi pensieri, i racconti e gli aneddoti, e le utopie “possibili”, che il fondatore di Slow Food, Terra Madre e dell’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, ha messo per iscritto negli anni nero su bianco, nei volumi editi da Slow Food Editore.
A partire da tre parole “chiave” destinate a diventare un lessico universale: “Buono, pulito e giusto”, che oltre ad essere lo slogan della Chiocciola, è anche il libro, uscito nel 2019, con il quale Carlo Petrini ha ripercorso la filosofia del movimento Slow Food, intrecciando analisi, impegno ed esperienze autobiografiche ed esortando il lettore a farsi egli stesso eco-gastronomo per abbracciare un nuovo progetto di vita che dia centralità al cibo.
Tematiche a loro volta riprese da “Slow Food: storia di un’utopia possibile”, pubblicato nel 2017 e scritto a quattro mani con il giornalista Gigi Padovani: la storia di un percorso che nel nome di grandi ideali ha cambiato per sempre il nostro modo di intendere il cibo e che riprende una delle più celebri e simboliche frasi di Petrini: “chi semina utopia, raccoglie realtà” (e nelle cui pagine c’è anche il ricordo di WineNews, ndr).
L’ultima opera letteraria è stata, però, nel 2023 “Il gusto di cambiare”: un confronto tra il fondatore Slow Food e l’economista gesuita Gaël Giraud sulla necessità di un cambio di paradigma culturale, economico e sociale per garantire un futuro al Pianeta che abitiamo con prefazione di Papa Francesco.
Che è stato, invece, il protagonista di “Terrafutura”, uscito nel 2020: un dialogo, tra Petrini e il Pontefice, che parte dall’Enciclica Laudato si’ - inno alla cura del Creato, della natura e dell’ambiente - in una comunanza di vedute, sui temi più importanti del nostro tempo e, soprattutto, sull’ecologia integrale, che si regge su una armonia con sé stessi, la collettività e la natura.
Ma uno straordinario collage di dialoghi per un mondo migliore, da costruire attraverso il cibo, è anche quello contenuto in “Voler bene alla Terra”, pubblicato nel 2014, in cui Carlin Petrini si confronta con personalità del calibro di Wendell Berry, Joseph Stiglitz, Dario Fo, Re Carlo, Luis Sepúlveda, Ferran Adrià, Vandana Shiva ed Ermanno Olmi sul futuro della Terra.
Per non dimenticare “Terra Madre”, 2010, nel quale Petrini spiegò già all’epoca come il cibo fosse diventato una merce come tutte le altre, il cui prezzo è stabilito da regole di mercato disumane, senza badare alla qualità e senza rispettare chi lo produce e nel quale propose un’alleanza tra chi produce e chi mangia, mostrando una nuova via possibile.
O anche “Zuppa di Latte” del 2015: un racconto intimo a proposito della semplicità della tradizione e dei piccoli piaceri quotidiani, come quella supa ’d lait con il pane raffermo che veniva preparata sul potagè, la domenica per cena, nelle case piemontesi. “Attorno alla stufa a legna usata per cucinare si costruivano i piatti della festa e della vita quotidiana: le lunghe cotture, le salse, le minestre e tante zuppe - si legge - oggi mi sembra quasi irreale ricordare, innanzi a tanto dilagare di ricette, menù, diete e saccenti responsi di noi gastronomi su questa o quella preparazione, che il piatto forte della sera di quasi tutte le famiglie piemontesi era la supa ’d lait, la zuppa di latte”.
Idee, sogni e visioni messi per iscritto in libri e che sono più attuali oggi di quando non sono state pubblicate, per onorare la memoria di Carlin Petrini e continuare a diffondere la sua visione del mondo. Quella, appunto, di un visionario che già nel 1986 si oppose al “fast food”, preferendo lo “slow food”, come recita il Manifesto della Chiocciola.
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