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Economia / La Nazione / Il Giorno / Il Resto Del Carlino

Vino e "miracoli" di mister Tavernello. Un italiano su quattro beve il brick di Caviro. Ecco chi c'è dietro al successo in tavola della cantina di Faenza ... Parliamo di una grande azienda cooperativa che produce vino e che nonostante i chiari di luna, il dollaro basso e la crisi dei consumi, continua a crescere e a fare utili. Ma prima facciamo un passo indietro. Dimenticate i vini-mito, le bottiglie che fanno sognare, i rossi da cena a lume di candela. Pensate alla gente a reddito fisso, che magari arriva a fatica alla fine del mese e che comunque tutti i giorni vuole mettere in tavola una bottiglia, pardòn, un brik di vino dignitoso. Per loro serve qualità costante e, soprattutto, prezzi bassi. Chi garantisce l’una e gli altri, si garantisce un mercato che non conosce crisi. Sono i miracoli di Mr Tavernello, il vino più amato dagli italiani (lo beve uno su quattro), in assoluto quello più venduto nella Grande distribuzione dove costa mediamente poco più di 1 euro/litro . Un vino che è un blend a base di uve trebbiano (il bianco) e sangiovese (il rosso) la cui formula è segreta come quella della Coca Cola. Caviro, il consorzio cooperativo che lo produce, anche in questo anno ‘orribile’ per il vino italiano, ha chiuso a giugno un bilancio coi fiocchi: fatturato totale 230 milioni di euro, + 4 % rispetto all’esercizio precedente. “Da sottolineare è soprattutto l’ulteriore crescita nel comparto vino - dice con soddisfazione il direttore generale Sergio Dagnino - che in due anni è cresciuto in fatturato del 29% e in volumi del 20. Rispetto a tre anni fa abbiamo ridotto l’indebitamento da 78 a 55 milioni di euro, recuperato e rilanciato le attività di distilleria, ampliato la base sociale, investito una media di 7-8 milioni di euro all’anno”.

Il consorzio romagnolo, aderente a Confcooperative, conferma così la sua leadership assoluta nel vino da consumo quotidiano con i marchi Tavernello, Castellino, Botte Buona, Brumale. Caviro conta 5 stabilimenti e 350 dipendenti. La società associa 45 tra cantine sociali e consorzi vitivinicoli in tutta Italia e oggi può contare su circa 39.000 ettari totali di vigne. Oltre al settore vitivinicolo, Caviro è oggi tra i primi distillatori d’Europa: primo produttore nazionale di alcool da vino e sottoprodotti, co-leader mondiale nella produzione di acido tartarico naturale e infine primo attore italiano nel segmento mosti e alcool da melasso.

Quest’anno in Romagna i prezzi della frutta sono andati a picco, ma i coltivatori che forniscono le uve a Caviro hanno bilancio (e reddito) garantito. Inevitabile il richiamo per nuovi soci. Tra il 2003-2004 sono entrati nella compagine sociale 12 nuove realtà, dalla Sicilia e dall’Abruzzo, apportando 9000 ettari di vigneto in più. Il presidente di Caviro, Secondo Ricci, commenta: “L’ottima integrazione con le cantine socie è la migliore garanzia per una maggiore qualità e genuinità dei nostri prodotti e ci supporta nel progetto della totale tracciabilità del nostro vino.”
Tutto cominciò negli anni ’60 a Faenza con una distilleria. Erano gli anni delle eccedenze di vino da smaltire e dei relativi sottoprodotti (fecce e vinacce). Nella Romagna del vino il business funziona e cresce. Nel 1985 Caviro incorpora un altro consorzio (Corovin) e si lancia nel mercato del vino in brik col marchio Tavernello. In breve l’azienda diventa leader nazionale di mercato nel segmento, ruolo rafforzato nel 1996 dall’acquisizione del marchio Castellino, fino ad allora il principale concorrente. “Oggi siamo il primo produttore italiano di vino daily, con prodotti posizionati nelle diverse fasce di prezzo ed in tutti canali di distribuzione - dettaglia Dagnino - . La fascia “tutti i giorni” è presidiata dai due marchi Tavernello e Castellino. Sempre dedicati a questo canale i vini Igt e Doc delle linee Botte Buona e Brumale, mentre strettamente riservata a ristoranti/enoteche è la linea Vini e Cantine d’Italia con produzioni Doc e Docg di 8 grandi regioni italiane, dal Trentino al Friuli, dalla Toscana alla Sicilia. Con il piano strategico varato nel 2002, ci siamo dati la mission di essere la prima azienda italiana nel vino sotto i 3 euro a confezione”. Missione compiuta, pare di capire.

Ma il mercato del vino è attraversato da una crisi di vendite e da un crollo dei prezzi alla produzione, soprattutto dei vini rossi Doc. “I consumi si sono stabilizzati - dice Dagnino - e cresce la quota di vino venduto attraverso la Gdo. Solo che mentre negli ultimi anni la fascia di prezzo sotto 1 euro era calante, adesso sta riprendendo quota, perchè i produttori pur di svuotare le cantine vendono a prezzi stracciati. E la vendemmia 2004, bella e abbondante, aggraverà la situazione”. Caviro sta nella fascia di prezzi tra 1 e 3 euro: che farete, ridurrete i prezzi per reggere la concorrenza? “I nostri prezzi sono già bassi. Continueremo a garantire al consumatore prezzi competitivi e insieme prodotti di qualità senza spaccare il mercato. Stiamo crescendo nel vino in bottiglia, dove grazie alle linee Botte Buona e Brumale, da ventinovesimi che eravamo nel 2001 nella Gdo, siamo risaliti fino all’ottavo posto. Poi l’estero. Abbiamo appena inviato i primi 15 container di Tavernello in brik e di vini Doc negli Stati Uniti destinati alle catene distributive, dove andremo a competere con australiani e cileni nella fascia del consumo quotidiano”. (arretrato de "Economia - La Nazione, Il Giorno, Il Resto del Carlino del 20 novembre 2004)

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