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Passaggio in India per Cotarella ... Classe toscana sulle rive del Gange. Sarà in assoluto il primo enologo italiano a mettere “radici” in India. E’ Riccardo Cotarella, autore di grandi vini del Belpaese, che recentemente è stato chiamato da una grande azienda vinicola indiana per valutare le varie possibilità di iniziare a produrre vino nel Paese asiatico. Come spiegato dallo stesso Cotarella a winenews.it “dopo essere stato il primo enologo italiano a Bordeaux adesso ho l’onore di aprire la strada verso l’India.
Al momento - aggiunge - è ancora in corso la fase di valutazione delle condizioni e dei terreni che si presentano molto calcarei e vocati alla produzioni di vini rossi”. Al momento non si sa quali vitigni, se autoctoni o internazionali, Riccardo Cotarella sceglierà per avviare la produzione, ma la curiosità per le bottiglie indiane è già molta. E l’India è proprio il paese, meglio il continente, che potrà dare nei prossimi anni offrirà maggiori opportunità per i nostri produttori vinicoli.
Lo afferma Confagricoltura in una ricerca presentata all’ultimo Vinitaly. La crescita economica dell’India è tra le più rapide del mondo, con un tasso medio annuo del 5%. Le importazioni di alimenti e bevande crescono ad un tasso annuo superiore al 25%. Il consumo di vino è ancora molto limitato, (0,006 bottiglie l’anno pro capite), ma nei prossimi due anni – dice Confagricoltura - è previsto un notevole aumento dei consumi (+7 milioni di litri, pari a un +30% per anno). A beneficiarne saranno soprattutto i vini internazionali, che si affiancheranno e supereranno quelli domestici, perché non esiste una tradizione vitivinicola. In India il settore delle bevande alcoliche vanta un mercato di 675 milioni di litri, per un valore di quasi 3,5 miliardi di euro.
Quello del vino è un segmento nascente, che costituisce solo lo 0,84% di questo mercato, ma che negli ultimi tre anni è aumentato di oltre il 22%, contro un +7% dell’intero settore. Non esistono particolari divieti religiosi. Il Governo indiano aiuta gli investitori che vogliono impiantare vigneti ed incoraggia il consumo locale. Fino al 2001 l’importazione di vino non era consentita, se non attraverso i canali diplomatici. Successivamente le importazioni sono state liberalizzate e sono cresciute fortemente, malgrado le alte tasse doganali e gli altri obblighi imposti dal governo. L’Italia è oggi il secondo Paese esportatore, dopo la Francia. “Per questo – commenta il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni - abbiamo realizzato uno studio approfondito di questo mercato, che metteremo a disposizione dei nostri associati”.

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