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Economia / La Nazione / Il Giorno / Il Resto Del Carlino

I calici italiani brindano alla Romania. Molti produttori hanno deciso di piantare viti o di esportare i loro prodotti a Bucarest, dove i vigneti sono un ottimo affare. Nella capitale, a fine giugno, ha fatto tappa Marco Caprai, il papà del Sagrantino ... Nuovi mercati, nuovi consumatori e nuovi territori. Il vino italiano cerca orizzonti diversi e guarda ad Est. Ultima frontiera la Romania, paese candidato ad entrare in Europa e sempre più interessante per molti produttori italiani, che in questa terra hanno deciso di piantar viti o di esportare i propri prodotti. Solo nella capitale Bucarest si contano ormai 350.000 nuovi ricchi in una metropoli da quasi 3 milioni di abitanti. Nel 2005, il consumo di vino nel paese dell’Est ha raggiunto i 40 milioni di euro, la maggior parte del quale prodotto in casa, penalizzando i vini d’importazione, contraddistinti da prezzi alti, mancanza di varietà e scarsa convenienza. I consumi romeni pro capite oscillano dai 20 a 25 litri a persona, ma la cultura enologica ha origine antichissime che risalgono alla dominazione dei romani.

Tanti validi motivi, dunque, per guardare con interesse a questo Paese, anche nell’esportazione di prodotti di qualità. E, non a caso, a fine giugno ha fatto tappa a Bucarest uno degli imprenditori italiani più dinamici, Marco Caprai, autore del rilancio del Sagrantino di Montefalco, uno dei vini più importanti ed antichi d’Italia.

La tappa rumena con operatori e buyers è stata collocata all’interno di un road show tutto dedicato al vino: un giro del mondo iniziato con Usa e Canada, proseguito con Hong Kong, Giappone, Corea del Sud e che si concluderà in Germania e Polonia. Il giovane patron della “Cantina dell’Anno” 2006, stando alla guida del Gambero Rosso-Slow Food, vede bene le prospettive del vino italiano nei paesi dell’Est Europa. “Anche se chiaramente si tratta di mercati ancora marginali, specialmente se confrontati ai grandi (Usa e Germania). Oltre alla Romania, l’export italiano ha avuto un notevole balzo in avanti nella Repubblica Ceca (+51%) ed in Ungheria (+30%), dove l’Italia mantiene saldamente la posizione di primo fornitore. Segnali che conducono ad ipotizzare anche un’ulteriore espansione della domanda nel breve-medio periodo, favorendo il modello alimentare italiano e aprendo la strada ad altri prodotti del made in Italy”.

Dal punto di vista imprenditoriale ed immobiliare, il vigneto in Romania si sta dimostrando, come gli altri terreni agricoli, un valido investimento: il suo valore cresce del 30% annuo, con punte del 40%. E tra chi ha capito subito le potenzialità del paese un altro imprenditore del vino italiano, Fabio Albisetti, patron del Castello della Paneretta nel Chianti classico. Con un gruppo di investitori italiani ed europei ed uno staff tecnico di prim’ordine Albisetti ha posto le basi di una rinascita della viticoltura romena con know how italiano. Così è nato il progetto Vinarte, più di mille ettari di vigna piantati in quattro territori: Cotnari, Sahateni-Zoresti, Samburesti e Vanju Mare. Obiettivo: vini di qualità, eleganti e complessi, già presentati ad alcune fiere europee. Il tutto con prezzi di vendita decisamente sbalorditivi: da 1,20 a 8 euro a bottiglia. Vitigni internazionali in prima linea, rossi (merlot, cabernet sauvignon, pinot noir) e bianchi (Sauvignon, Muscat Ottonel). Vinarte ha già investito, in vigneti ed in cantine in Romania, ben 8,5 milioni di euro ed in breve è diventata l’azienda leader con una produzione a regime di 10 milioni di bottiglie e 600 operai tra stagionali e fissi.Parola d’ordine: ritorno alla qualità, con un occhio al territorio e alla sua gente. “Prima di ristrutturare cantine e vigneti - racconta Albisetti - abbiamo restaurato le case per gli operai, creando mense e strutture sociali nelle cittadine in cui sono le nostre cantine”. (arretrato de Economia di La Nazione, Il Giorno, Il Resto del Carlino del 1 luglio 2006)

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