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News - La vera qualità costa cara: osservazioni di Jacopo Biondi Santi. Qualità sensa badare al prezzo: le osservazioni di Jacopo Biondi Santi. Per il famoso produttore toscano non si può ridurre il mercato del vino ad una rincorsa verso un livello “basso” e indifferenziato ... Jacopo Biondi Santi è sicuramente una delle figure più note del vino italiano di qualità, e soprattutto all’estero le sue aziende sono considerate delle vere e proprie griffes. Biondi Santi è sinonimo di Brunello, e la Tenuta il Greppo condotta dal papà Franco è da sempre custode della tradizione e dell’autenticità del celebre vino senese, ma gli interessi di Jacopo si dividono tra la sua splendida tenuta maremmana del Castello di Montepò e la bella azienda Poggio Salvi che vede impegnati il suocero e la moglie. Il suo giudizio sull’attuale rincorsa dei vino a basso prezzo, rilanciato dal noto sito internet Wine News (www.winenews.it), è lapidario: “Oggi non si può inseguire esclusivamente la moda dei vini a basso costo, come ieri non si doveva inseguire soltanto quella delle bottiglie dai prezzi stellari, in una rincorsa agli estremi che ha fatto perdere un po’ a tutti il buon senso e l’equilibrio.

La qualità si paga - sottolinea Biondi Santi - e questo messaggio rappresenta ed ha rappresentato uno dei motori principali per l’affermazione del vino italiano nel mondo, anche come prodotto di lusso”.

Ad alcuni l'affermazione è sembrata quasi sfacciata, o classista, ma io concordo con Biondi Santi: alcuni vini devono continuare a costare molto ed essere irrangiungibili ai più, perchè devono trainare l'immagine di tutti coloro che si trovano ad un gradino inferiore come notorietà e qualità. Per Biondi Santi è inconcepibile non considerare il fatto che esistono vini che oggettivamente costano molto: eppure, guardando agli obbiettivi della stragrande maggioranza delle aziende vitivinicole italiane e non è difficile cogliere lo spostamento generalizzato verso la fascia di mercato dei “premium wines.

“Il problema è che le aziende vitivinicole italiane spesso mancano di specializzazione e di tipizzazione - prosegue Biondi Santi - Troppo poche sono state le imprese capaci di pianificare rispetto alle proprie peculiarità territoriali e alla propria collocazione storica sul mercato, costruendo cioè un marchio a seconda delle potenzialità aziendali esistenti, e un conseguente e corretto posizionamento rispetto al prezzo: industriali del vino, produttori di nicchia, e così via. Ed è questa, forse, la ragione che ha portato a questa sorta di indistinzione, “una notte in cui tutte le vacche sono nere”, enfatizzata da un’acritica e generalizzata enfasi dei media sui vini a basso costo, che attualmente sembra essere necessaria ogni volta che si parla di vino”.

Resta evidentemente aperta la questione dei costi di produzione per alcuni vini di indiscusso pregio. “I vini di grande levatura hanno necessariamente dei costi di produzione alti - spiega Biondi Santi - e trovo veramente incredibile che questo elementare meccanismo della produzione sia considerato sempre con diffidenza . In più c’è da considerare il peso del marchio aziendale e il rispetto del proprio posizionamento di prezzo, che non sono variabili influenzate dalle mode o dalle particolari congiunture di mercato. Non capisco il motivo per cui non è dato scandalizzarsi per i prezzi dei capi di alta moda o per i gioielli firmati, mentre per i prezzi dei grandi e grandissimi vini bisogna sempre farlo”.

Sicuramente il ragionamento di Biondi Santi fila via liscio, non si può dargli torto, ma il vero problema non è tanto il fatto che in un determinato mercato debbano esistere delle aziende di riferimento posizionate sulla punta di un’ideale piramide, ma il fatto che tutti quanti esigano di trovarsi su quella punta. Allora la piramide diventa un parallelepipedo, frequentato da coloro che vogliono scimmiottare i primi della classe. Ed è questo atteggiamento che obiettivamente ha infastidito sia i consumatori che gli addetti ai lavori. Tanto di cappello ai pochi “Biondi Santi”, insostituibili punte di diamante di un settore che brama i suoi miti, ma anche un salutare calcio nel sedere a tutti quelli che, senza alcuna storia, hanno pensato che con il vino ci si potesse arricchire in poco tempo alle spalle dei consumatori ... .

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