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Finanza & Mercati

La Francia brinda alla nuova legge sul vino ... In Francia c’è un partito trasversale, una lobby bipartisan che ha la maggioranza schiacciante in parlamento. E’ il partito del vino. In difesa delle bevanda nazionale, ieri l’assemblea elettiva ha mandato in soffitta il capitolo della legge Evin che vietava qualsiasi pubblicità accattivante dei prodotti della vendemmia francese. E lo ha fatto con una maggioranza di 102 voti favorevoli su 114. la normativa, risalente al 1991, prende il nome dal ministro della sanità dell’epoca, il socialista Claude Evin, che, per limitare i danni causati dall’alcol sulla salute dei suoi connazionali (due milioni di etilisti e 45 mila morti l’anno), aveva usato la mano pesante sugli annunci pubblicitari, rei di invogliare al consumo senza mettere in guardi dai danni prodotti. La legge riduceva il campo della pubblicità alla pura informazione sul nome del vino e sul suo grado alcolico, vietando severamente i riferimenti al piacere del bere. Ne saranno qualcosa le aziende vinicole della Borgogna, condannate all’inizio dell’anno a pagare una multa di 2 mila euro per una campagna pubblicitaria che, mostrando il prodotto accanto a una bella donna, ha scatenato la furia dell’associazione antialcolismo. Ma in questi anni le restrizioni imposte dalla legge, lungi dal ripercuotersi positivamente sulla salute dei cugini d’Oltralpe, hanno contribuito al calo dei consumi del vino nazionale (-42% negli ultimi trent’anni), un prodotto già messo a dura prova dalla concorrenza dalle importazioni e dalle bevande concorrenti, tra cui la birra. Un danno economico ingente per un paese dove il settore mantiene più di 200 mila addetti. Finalmente, dopo 13 anni, la lobby del vino, l’ha spuntata. La legge è stata modificata, e ora penalizza solo gli spot che pubblicizzano il tabacco. Che è altrettanto dannoso, ma che ha meno vessilliferi in parlamento. (arretrato di "Finanza & Mercati" del 16 ottobre 2004)

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