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Finanza & Mercati

Il bio-vino brinda al nuovo business. Sempre più bottiglie biologiche ottengono l’etichetta doc. Una produzione che cresce del 60% all’anno ... Gli stranieri ne vanno matti da sempre. Per una questione ecologica, più che di gusto. Per gli italiani, invece, il vino biologico è una scoperta recente. “In effetti negli ultimi due o tre anni il livello di attenzione si è notevolmente alzato - spiega Antonio Attorre di Slowfood - e di conseguenza è aumentato anche il numero di vini organici di qualità”. L’Italia, d’altronde, vanta il primato della produzione mondiale. Nel 2002 dei 70.000 ettari coltivati in Europa, secondo le regole dell’agricoltura biologica, 44.175 erano sul territorio nazionale. La produzione italiana, inoltre, dal 1993 è cresciuta del 60% all’anno. Grazie al lavoro di 5 mila viticoltori, aziende più dinamiche e ampie della media, in genere guidate da imprenditori giovani e molto preparati “dice Ignazio Garau, dell’associazione italiana agricoltura biologica. Che precisa: “La dizione vino biologico, in realtà, non è corretta. Si dovrebbe parlare di vino tratto da uve biologiche. E non è solo una questione di terminologia: il regolamento europeo 2092 del ’91 definisce le regole della coltivazione ma non quelle della conservazione in cantina. Come dire che, anche se l’uva è coltivata senza aggiunta di pesticidi, in botte poi si trova comunque l’anidride solforosa, usata come conservante. “Certo, i vini che si vogliono fregiare dell’etichetta di biologici possono contenerne solo la metà rispetto a quelli tradizionali - spiega Stefano Tombesi, direttore vendite della cantina marchigiana Terre Cortesi Moncaro, uno dei pionieri italiani, che si è avventurato nel settore fin dal 1980 - Noi produciamo 200.000 bottiglie all’anno, tra Verdicchio, Marche bianco e Marche rosso. Una produzione di nicchia: sono solo 60, dei 1.600 di proprietà dell’azienda, gli ettari adibiti alle coltivazioni senza chimica di sintesi. Circa l’80% del prodotto finito viene esportato, soprattutto in Germania, Gran Bretagna e Olanda. Produce per il mercato domestico, invece, La Vinicola del Vecchio, una piccola cantina del beneventano che con le regole dell’ecologia dà vita ai vini della tradizione campana: Aglianico, Falanghina e Solopaca. “Trasformiamo 25 mila quintali di uva all’anno: solo 4 mila arrivano da colture biologiche”, dice Michele del vecchio. L’unico punto dolente è forse il prezzo: una bottiglia di vino biologico costa dal 10 al 20% in più rispetto a una equivalente di vino tradizionale. Ma gli esperti giurano che il gioco vale la candela.

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