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Finanza & Mercati

Plastica, vetro e microchip. Ecco il packaging del vino … Le cantine San Matteo usano bottiglie di pet. Da Pisa arriva l’etichetta parlante. Il tappo di vetro promette di soppiantare il sughero. Con buona pace dei puristi. Una bottiglia di Sangiovese, a indicazione geografica tipica, viene lasciata cadere su una tavola di legno scuro. Chi guarda si aspetterebbe di udire un rumore di vetri rotti, e invece la bottiglia rimbalza e l’unico tintinnio percettibile è quello di due calici posati accanto. Lo spot della casa vinicola San Matteo passa in tv in questi giorni e presenta la prima bottiglia in tereftalato di polietilene (pet) pensata per contenere il nettare degli dei. Un affronto? Macchè, solo una delle tante innovazioni nel packaging del vino. “Il nostro vino Igt in bottiglia di pet e con tappo a vite - spiega Luciano Cielo - amministratore delegato di San Matteo - ha rappresentato una novità assoluta nel mercato”. Per raccontare questa rivoluzione la società vicentina si è avvalsa del lavoro dell’agenzia pubblicitaria Ogilvy. Quanto ai potenziali effetti dannosi della plastica sul vino non dovrebbe esserci nessun problema: “Effettuiamo severi controlli sui nostri contenitori - continua Cielo - La direttiva Cee 2002/72 del 6 agosto 2002, per esempio, ci obbliga a svolgere prove di migrazione globale e specifica per tutti i componenti. E i nostri contenitori presentano un rischio pressoché nullo per gli elementi chimici”. I puristi forse storceranno il naso, ma l’innovazione non si può fermare e ha cambiato anche i tappi. Quelli del futuro rispondono al nome di Vino-lok, escono dai laboratori tedeschi dell’Alcoa e hanno un corpo di vetro e un anello di tenuta in copolimero vinilacetato (l’Elvax brevettato da DuPont). E promettono di salvaguardare il vino dall’orrendo sapore di tappo, che affligge il 5% delle bottiglie tappate con il sughero. In Italia lo usano già le Cantine Aldegheri di Sant’Ambrogio di Valpolicella, in provincia di Verona. “Avrà di sicuro successo - spiegano alla Aldegheri - perché oltre ad essere bello permette di non avere reclami sul prodotto”. Ed elimina l’uso del cavatappi. Anche se richiede bottiglie speciali e nuove imbottigliatrici. Inoltre, il prezzo di un tappo di vetro è di circa 36 centesimi di euro, mentre uno di sughero ne costa 26. La strada da fare per Vino-lok è ancora lunga. Nel breve periodo, è più facile che sfondi il ProCork, realizzato dall’omonima azienda australiana. Un tappo di sughero, ma dotato di una serie di membrane in grado di regolare il passaggio di acqua, ossigeno e di proteggere la fragranza del vino impedendogli di prendere il sapore di tappo. Ci sono voluti cinque anni di ricerca per fare nascere ProCork, che ora è disponibile solo in Australia. La società produttrice ha però investito circa 2 milioni di euro per mettere in piedi una rete distributiva anche in Europa. Infine, anche l’etichetta diventa tecnologica. Grazie al genio dei un’azienda pisana, la Modulgraf, che ha inventato quella intelligente anti-falsari (dotata di microchip e riconoscibile attraverso un lettore elettronico, l’Ecodecoder) e ora annuncia quella parlante. Sarà lanciata in autunno. “E’ stata brevettata dall’ingegnere tedesco Florentin Doring - dice Daniele Barontini, il titolare della Modulgraf - ed è un altro utile strumento contro la contraffazione”. I dettagli saranno presto svelati. Per ora si sa solo che l’etichetta è dotata di un chip su cui è inciso un messaggio registrato dal produttore. E che è possibile ascoltarlo avvicinando alla bottiglia un piccolo lettore. (arretrato di "Finanza & Mercati" del 20 agosto 2005)

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