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Finanza & Mercati

Guerra del vino, tra Francia e Italia ora è anche questione di etichetta ... Sulle bottiglie d’Oltralpe si indicano con orgoglio i territori di produzione. Da noi si dà sempre più spazio alla creatività. E ai nomi che contengono allusioni erotiche. Nell’immenso pianeta vino, sono ben diversi gli stili delle etichette destinate all’Italia e alla Francia. Sulle bottiglie d’Oltralpe si indicano con orgoglio i territori, accompagnati da immagini di maison e vigne immutabili nel tempo. In Italia invece si privilegia la creatività. Siamo o non siamo il popolo più fantasioso del mondo? E allora, a ogni vendemmia c’è una vera e proprio gara tra produttori per proporre novità ottenute da uvaggi innovativi, oppure nuove etichette per vini Doc. Lo scopo è sottolineare i cambiamenti nella vinificazione e i miglioramenti nella qualità. Ci sono anche, in alcuni rari casi, variazioni di etichetta per buoni vini non assorbiti dal mercato che, cambiando immagine, possono essere venduti a quotazioni inferiori. Le novità sono attese dagli appassionati e dai collezionisti, questi ultimi sempre più numerosi di anno in anno. Offrire eclatanti innovazioni grafiche a ogni vendemmia è uno stile suggerito da un raffinato francese : il Barone Philippe de Rothscild, che a partire dal 1945 riservò un ruolo da protagonisti alle etichette originali opera di un pittore d’arte contemporanea. Una scelta certamente ardita per l’epoca, ma che si è rivelata vincente per Chateau Mouton e che successivamente è stata copiata in tutto il mondo. Oltre alle famosissime e preziose etichette di Chagall, Picasso, Warhol, Dalì e Mirò, ce n’è una molto discussa, quella di Balthus per l’annata ’93: un sensuale nudo femminile censurato dagli Stati Uniti che, in virtù di una cultura talvolta un po’ bigotta, ne hanno vietato l’importazione.

Afflitta da pochi chateaux, ma confortata da tanto estro, l’Italia afferma con vigore crescente la tendenza a inventare grafiche e nomi nuovi, talvolta dettati più dalla voglia di stupire che dalla necessità di divulgare interessanti risultati qualitativi legati a culture che si sono confermate da tempo e ad altre che promettono di diventare “storiche”. I nomi che fanno più rumore sono quelli che contengono chiare allusioni: il primo di questa serie è stato il Barbera d’Asti Bricco dell’Uccellone, seguito dal Bricco della Bigotta e poi ancora dal Moscato d’Asti G (chiaro il riferimento all’erogeno “punto” femminile), tutti prodotti dalla Cantina Braida di Rocchietta Tanaro. Nello stesso periodo ha fatto la sua apparizione anche il Merlot della Topa Nera, un merlot della Lucchesia prodotto dall’eccentrico Gino Fuso Carmignani, amante di jazz, rock e blues. E poi Il Maschio da Monte, un rosso Conero prodotto a Barbara, in provincia di Ancona, e ispirato al nome di un coleottero. Oppure il fiesolano Soffocone, ottenuto dai salassi fatti per lasciare più sostanza al vino top dell’azienda. Per ironizzare sulla desinenza “aia” diventata di moda, è nato il Phigaia, cabernet merlot dei colli Trevigiani e, sulla stessa linea, l’Enoteca Pinchiorri ha ispirato la produzione di Camperlata, un sangiovese per il consumo quotidiano. Circolano anche etichette che riflettono il carattere del produttore come il Morellino di Scansano Capatosta e l’Igt Toscana Testamatta. E’ così che si scatenano le fantasie per i matrimoni tra uve autoctone e alloctone. Quratr Nas di Rocche dei Manzoni è ispirato a Cesare Pavese: “Ci vogliono tre nasi per apprezzare un grande vino”, diceva lo scrittore, e il produttore ha raggiunto un naso per sottolineare l’apice qualitativo. Il Caos Rosso della Fattoria Le Terrazze di Numana nasce da un uvaggio che inizialmente ha creato dubbi e confusione; nella voglia di giocare e di sfidare c’è l’origine di Ludi delle Cantine Velenosi. Qualcuno si fa ispirare da un mistico dantismo come l’abruzzese Marramiero che propone Anima, Altare e Inferi o il friulano Miani che saltuariamente produce Calvari. Sempre in Friuli, Di Lenardo passa ai dessert con il verduzzo Pass the Cookies, ma non dimentica lo Chardonnay in barrique e (cinematograficamente) lo chiama Woody (arretrato del 14 gennaio 2005).

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