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Finanza & Mercati

L’economia italiana andava a olio e vino già nel Medioevo ... Un convegno a Spoleto sulla gastronomia sempre in bilico tra cultura e tradizione. Dopo anni di incertezze e tentennamenti, i mondo dell’agroalimentare si ritrova compatto e unito nel nome della cultura. La cultura con la “c” maiuscola, quella alta che ultimamente ha esteso in modo sistematico i suoi fronti d’indagine, facendo passi decisivi verso una visione della realtà più comune e popolare, meno elitaria.
Questo percorso non di separazione ma di integrazione tra due patrimoni di saperi, che cerca di individuare ogni elemento utile del passato per rafforzare le tradizioni e proiettarle nel futuro, è arrivato a toccare anche il cibo e, più in particolare, il vino e l’olio. Accade così che oggi, accanto alle manifestazioni di impianto tradizionale appunto, quelle che si svolgono in giro per l’Italia con le classiche presentazioni di prodotto e degustazioni, si aggiungono nuovi approcci ben più robusti nei contenuti e nella forma. A Spoleto, per esempio, si è appena conclusa una settimana di studi a cura del Cisam (il Centro studi sull’Alto medioevo) dal tema “Olio e vino nell’Alto medioevo”.
L’approfondimento ha fatto molto bene soprattutto a loro, ai due principali comparti della nostra economia rurale: aver scavato nel passato per ricavare nuovi elementi di giudizio si è dimostrato vantaggioso per leggere meglio le dinamiche presenti e quelle future. Storici in prima linea, dunque, per ribadire che intorno al vino e all’olio di oliva non ci sono soltanto vane parole, ma talvolta anche fondi inedite. Non a caso entrambi i prodotti bastano da soli a definire un contesto di civiltà: sono degli “indicatori culturali”, come li ha definiti lo storico Massimo Montanari. Per saperne di più sul convegno di Spoleto se ne possono richiedere gli atti direttamente al Centro studi sull’alto medioevo inviando le mail a info@cisam.org. Oppure, per anticipare i tempi, ci si può iscrivere alla prossima settimana di studi, prevista per la primavera 2007 sul tema (molto attuale) dell’acqua.
Intanto, a rimarcare lo stretto collegamento tra cultura alta e tradizione gastronomica popolare, ecco che nell’antica terra del Garda, generosa di ulivi, è stato presentato un importante volume a cura di Andrea Brugnoli e Gian Maria Varanini: “olivi e olio nel medioevo italiano” (Clueb, Bologna; pag. 444, euro 28), pubblicato con il decisivo sostegno finanziario dell’azienda olearia dei Fratelli Turri di Cavaion Veronese. Insomma, se la cultura alta chiama, quelli che la cultura materiale la fanno attraverso le produzioni che mettono in commercio, rispondono in nome del sapere. Perché l’Italia è un Paese ben strano, dove non viene fianziata la ricerca scientifica e si latita pure quando c’è da incentivare lo studio del passato. Tanto per dirne una, non esiste una storia agraria e agroalimentare nostrana dalle origine dei tempi ad oggi. Per fortuna, qualcosa si sta muovendo: è solo nel segno del passato, infatti, che si può costruire un futuro solido. (arretrato del 24 giugno 2006)
Autore: Luigi Caricato

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