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Finanza&mercati

Anche il truciolo è un affare di stato. Il Senato accoglie la mozione dei Verdi contro i tappi di rovere In Italia la pratica è criticata come l’aggiunta di zucchero nei mosti ... Da poche settimane il Senato italiano ha accolto la mozione della senatrice Loredana De Petris dei Verdi contro l’uso dei trucioli di rovere nel vino, utilizzo approvato dalla Commissione agricolture della Ue. Si tratta dell’ennesima azione autolesionista che potrebbe portare a una perdita di competitività commerciale.
Il mondo del vino è trasformato perché questa pratica enologica utilizzata da anni nel resto del mondo e da noi fin dal Tardo Medioevo è andata in disuso negli anni ’50: allora non erano trucioli (o chips) ma tavolette di quercia o galle messe nel mosto durante la fermentazione. Per più di 900 anni è stato riconosciuto che questo metodo prolunga la durata del vino: l’utilizzo delle galle, delle tavolette e delle cortecce è stato raccomandato nei trattati di enologia fin dal 1200.
Il truciolo è più antico della barrique: ai legislatori di oggi sfugge questa realtà e vale solo il condizionamento di alcuni media. La senatrice De Petris sottolinea il primato mondiale delle esportazioni detenuto dall’Italia e si pone il problema di tutelare questa risorsa economica, ma certamente in questo modo non coniuga e non consolida qualità e mercato. La competizione deve essere valutata ad ampio raggio, con equità dei prezzi che si affiancano alla qualità e alla notevole diversità del nostro patrimonio enologico, ma che non si ottiene con il conservatorismo.
La senatrice De Petris sottolinea che un altro primato italiano sono le 464 doc del vino: è che pochi sanno esattamente quali e dove sono. Un sommelier o uno studente di enologia ne ricorda al massimo una settantina e i bravissimi arrivano a 100: a cosa servono le altre 364 doc se non a disorientare i consumatori? L’Italia è prima nella produzione mondiale con 55 milioni di ettolitri annui, vale a dire più di 400 milioni di bottiglie con tappo di sughero: un bel patrimonio che rischia di diventare più unico che raro se non verranno utilizzati con sapienza trucioli e chips.
L’Italia è anche l’unica nazione al mondo che non permette l’aggiunta di zucchero nei mosti e questa legge è assurda poiché danneggia i produttori di vino oltre ogni ragionevolezza:se Guardia di Finanza o Repressione Frodi dei Carabinieri trovano nelle sue cantine 10 chili di zucchero, il vignaiolo finisce direttamente in prigione. Al contrario. Come ben sappiamo, generalmente non va in carcere chi investe qualcuno alla guida in auto e lo uccide, chi falsifica i bilanci o chi adultera pesantemente i prodotti alimentari.
Lo zucchero nel vino non equivale al metanolo: non intossica e non avvelena, aumenta solo un paio di gradi alcolici, se ce ne fosse la necessità. Resta difficile comprendere questa severità e questi assurdi atteggiamenti di certa stampa che mette alla berlina, come fosse un delinquente, il vinificatore pescato a zuccherare. Dopo oltre 80 anni dall’entrata in vigore di questa legge, si è creata l’abitudine di accettare una incongruenza voluta soprattutto per smaltire le invendute superdotate produzioni meridionali, destinate un tempo a unirsi a Barolo, Valtellina, Valpolicella, Chianti per donare loro un po’ di vigore ( e togliere però parte della loro tipicità territoriale).
Tornando la problema del truciolo, è necessario prendere atto che la Ue ha dettato le prescrizioni provvisorie, ma soggette a modifiche utili per migliorare la normativa sull’utilizzo. Sono tutte riportate nell’allegato XI bis del regolamento 1622/200 della Commissione agricoltura. Le uniche limitazioni imposte dal regolamento Ue riguardano: la specie botanica da cui sono ottenuti i chips; la tostatura; le dimensioni minime: l’eventuale aromatizzazione; l’arricchimento in tannini e la presenza di sostanze potenzialmente nocive per la salute, in concentrazioni a rischio. Non vengono fissate quantità massime per il loro impiego, ma si intuisce che esse no possano superare il limite imposto dagli obiettivi enologici che si intendono raggiungere. Conclusione: la Ue non trascura il problema di tutelare il consumatore. (arretrato di Finanza & Mercati del 5 agosto 2006)
Autore: Toni Cuman

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