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Finanza&mercati

I cinesi scoprono i piaceri (e i guai) di Bacco ... I cinesi hanno combattuto la sete con 59,5 miliardi di dollari di alcol nel 2006. È quanto segnala lo Us Foreign Agricultural Service in una nota ripresa di Bloomberg News, sottolineando come chi vive Oltremuraglia assegni una netta preferenza alla birra per quanto riguarda l’accessibilità, e ai superalcolici per il prestigio. I liquori hanno rappresentato il 43% delle vendite totali, benché in volumi abbiano pesato solo il 9,8 per cento.
Il più consumato è stato il tradizionale “baijiu”, conosciuto anche come “vodka cinese”, e prodotto con cereali, tra cui sorgo, riso e orzo. La Cina è il maggiore consumatore mondiale di superalcolici per volumi, con più di 3,6 miliardi di litri all’anno. Un fenomeno recente, che va di pari passo con l’aumento di reddito disponibile. Nell’ultimo decennio la Cina infatti è diventata la quarta forza economica del pianeta, con l’economia a crescita più rapida. Ma il report dice di più: i cinesi sembra stiano diventando sempre più attenti alla qualità che alla quantità. E il mercato sarebbe maturo per alcolici più “sani” dei baijiu, o per lo meno più diffusi e tradizionali nel mondo occidentale. I grandi alcolici stranieri hanno rappresentato il 10% del mercato cinese: il whisky scozzese ha venduto per 94,8 milioni di dollari; mentre il brandy e il cognac francesi 233 milioni.
Il cambio dei gusti e l’urbanizzazione, hanno avuto ripercussioni positive anche sui vini rossi e, in misura minore, sui tipici vini di riso asiatici, birre light e bevande analcoliche. Oltre che sui tradizionali liquori alle erbe. Ma non mancano i problemi: si stima che siano circa 39 milioni gli alcolizzati, soprattutto nelle regioni del nord, con un età media in rapida diminuzione (oggi è 25 anni) e un aumento costante di donne e ragazze. Lo Shangai Mental Centre tratta oltre 20 casi al mese di alcolizzati paranoici, e il numero aumenta di anno in anno.
(Arretrato di Finanza&Mercati del 10 agosto 2007)
Autore: Felice Meoli

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